FalkatrazFestival22/XV LiberAzioni il 25 aprile al Parco Kennedy

🔥LiberAzioni🔥

ci (ri)vediamo al ParcoKennedy…Dopo che ci eravamo lasciati con la big edition del 2019, dopo i lockdown, dopo gli andràtuttobene, dopo le callonline, dopo che comunque nn ci siamo mai fermati, avevamo immaginato questo momento in altro modo…invece dalle emergenze della crisi climatica globale siamo passati alla pandemia e ritornati alla solita vecchia sporca guerra, momento supremo di oppressione divisione autoritarismo. Forse c'è poco da festeggiare ma nessuno ci toglierà il bello del condividere e esprimere pratiche e momenti di LiberAzioni. Quindi il Festival anche oggi cambia faccia, come spesso successo in questi 15 anni, perchè è un evento che sorge ed insorge dentro e con i movimenti reali del presente.

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#PeopleNotProfit: lo sciopero globale per clima del 25 marzo secondo noi

Mentre, partendo verso lo sciopero per la giustizia climatica di Friday for Future Ancona, appendiamo lo striscione “Falconara Fuori dal Fossile” dal ponte più visibile della statale 16 che percorre tutto il litorale provinciale con il consueto traffico impazzito di auto e mezzi pesanti, ad un mese circa dall'ultimo incidente avvenuto alla raffineria Api, che quasi in modo beffardo coincide anche con l'inizio di questa sporca guerra nel cuore dell'Europa, nonostante tutto, ci viene da raccontare una bella storia.

Nella cittadina di Wesseling, 35 mila abitanti nella Renania settentrionale, distretto di Colonia, e’ situato un petrolchimico simile al nostro, la raffineria della storica multinazionale Shell, attiva da fine ottocento, operante in 140 paesi nel mondo e da molti contestata, tra le prime quattro multinazionali per utili del comparto del petrolio e del gas, succedono cose importanti di cui pochi parlano.
Dallo scorso gennaio si è acceso un nuovo finanziamento europeo per il progetto Refhyne II, che ha come obbiettivo la produzione in loco di idrogeno verde nel ciclo produttivo della raffineria per lo sviluppo e l’installazione di un elettrolizzatore PEM da 100 MW. Parliamo di un finanziamento con fondi pubblici europei di 32,4 milioni di euro, ottenuti attraverso la CINEA (the European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency). Nella raffineria di Wesseling è già funzionante dal luglio 2021 Refhyne I, che ha portato all’installazione di un elettrolizzatore PEM da 10 MW – il più grande di questo tipo operativo in Europa.

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26 marzo #Insorgiamo dalle Marche a Firenze

Il contributo dei Centri Sociali delle Marche alla stesura collettiva ‘a mille mani e mille teste’ della piattaforma per la manifestazione nazionale di sabato 26 marzo

È una storia che inizia quel nove luglio, una data che ancora conserviamo perchè è giusto avere memoria dell’atto di occupazione di una fabbrica. Ma è anche una storia che viene da lontano, passata per l’impegno nell’autorganizzazione sindacale, che affonda le radici nelle lotte operaie che hanno segnato il corso degli eventi in questo paese.

Questa storia che viene da lontano è anche la ‘nostra’ storia, quella a cui appartiene il ‘noi’ di quella comunità senza patria, dove tante e tanti si ritrovano accomunati da una stessa volontà, quella di modificare lo stato di cose presenti.

Conosciamo bene la disgregazione e il logoramento che affliggono questa comunità, che porta i segni della morsa di un’oppressione e di una coercizione sempre più aspre; ma pare non abbia più la forza di reagire a un declino di inaridimento e corruzione, la forza di una pratica e un pensiero capaci di tornare ad essere espressione e riferimento per le classi subalterne.

È proprio qui il valore di quel pezzo di storia che si è cominciato a scrivere il nove luglio: dare un segnale, affermare che è ancora possibile, restituire speranza e trasformarla in voglia di riscatto. E fare questo in un frangente cupo e disarmato dove anche solo la possibilità di relazione con l’altro pareva messa in discussione: tornare a incontrarsi in un’afosa giornata di fine luglio questo ha significato.

Ci siamo sentiti da subito coinvolti in quella messa a disposizione, nell’invito aperto, fatto di parole semplici ma potenti, a provare a cambiare i rapporti di forza, a lavorare per convergere. E abbiamo iniziato a camminare insieme, lo abbiamo fatto il diciotto settembre e nei successivi appuntamenti di piazza contro licenziamenti e delocalizzazioni, durante i momenti di incontro tracciati da un tour militante, dall’occupazione di Campi Bisenzio, passando per un centro sociale fino ad arrivare fuori ai cancelli di un’altra fabbrica in ostaggio, la Caterpillar di Jesi. Qui, dove quella parziale vittoria ottenuta a Firenze ha avuto la possibilità di replicarsi grazie a quella faticosa, genuina tessitura di legame operaio maturata anche al presidio #senzatregua.

Abbiamo condiviso tentativi per ricomporre quanto si vorrebbe diviso dalla falsa dicotomia fra ambiente e lavoro, aprendo spazi di confronto che provino a misurarsi su forme della produzione e strategie di uscita dalla crisi.

Questo cammino ci ha condotto fino a qui, alla vigilia della giornata di mobilitazione di sabato 26 marzo, alla quale abbiamo dedicato il nostro contributo allo sforzo collettivo, per comporre il quadro delle linee di convergenza, dalle battaglie durevoli per la giustizia climatica e a difesa dell’ambiente in cui viviamo, al vivace attivismo contro sfruttamento e disciplinamento nella scuola e nell’università.

In un presente segnato da miseria, guerra ed emergenza permanente, sabato saremo chiamati a dar voce anche a quelle urgenze, a quei bisogni piegati da precipitazioni del reale alle quali non eravamo pronti: mettere al riparo il diritto a una vita dignitosa dalla stretta di crisi e speculazione, tutelare reddito e salario ponendo il nodo dell’indicizzazione all’inflazione – e questo senza dimenticare gli ultimi dopo i penultimi, oggi soli davanti a razzismo e discriminazione. Affermando infine, con coraggio, la diserzione come unica scelta possibile in grado di esprimere una vera contrarietà alla guerra, alla corsa al riarmo, allo stato d’emergenza.

Sappiamo bene quanto questo compito sia arduo, abbiamo piena coscienza di limiti e mancanze, del nostro essere insufficienti a noi stessi e agli obiettivi che ci prefissiamo, di come la strada per convergere sia ripida e dissestata. Sono proprio queste motivazioni a spingerci con maggiore ostinazione verso questa direzione, perché abbiamo estrema necessità che quello spazio di possibilità conquistato a fatica non si richiuda, ma possa estendersi e moltiplicarsi. Per provare a imprimere potenza collettiva a quel ‘convergiamo per insorgere’. Per mettere insieme altri pezzi di questa storia e arrivare finalmente a scriverne una nuova.

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Ombre Nere sulla CUM Marche

Il caso dell’associazione ‘Comunità Ucraina Marche’

Mentre il conflitto russo-ucraino sta vivendo una grave e preoccupante escalation, il movimento per la pace è tornato a mobilitarsi e a riempire le piazze di tante città. Eppure, diversamente dalle manifestazioni che hanno contraddistinto le proteste contro le guerre nell’ultimo quarto di secolo, nei recenti cortei sembra si respiri un clima diverso.

Ad Ancona, per esempio, durante un’iniziativa promossa dall’Università della Pace che ha visto la partecipazione di forze politiche, movimenti, associazioni e singoli cittadini, si sono registrati momenti di tensione, innescati da un intervento dal palco in cui, tra i vari passaggi di condanna dell’invasione militare russa e della sua atrocità , venivano denunciate anche le gravi responsabilità delle autorità ucraine nella guerra che dal 2014 insanguina il Donbass e la pluriennale violazione da parte delle stesse dei protocolli di Minsk, sottoscritti nel 2014 e nel 2015 per fermare il conflitto al confine russo.

Un’analisi tanto semplice quanto condivisibile, anche perché è noto da tempo il ruolo attivo svolto dall’esercito ucraino, sostenuto da milizie di chiaro stampo neofascista e neonazista, nelle violenze perpetrate ai danni dei separatisti filorussi e delle popolazioni civili per la contesa delle province di Donesk e Luhansk.

Parole, però, che sono suonate subito poco gradite alle orecchie di una parte della folta rappresentanza ucraina presente in piazza, tanto che, dopo i primi mugugni e qualche fischio, alcuni di loro hanno tentato di raggiungere il palco con intenzioni poco amichevoli, fermati solo dall’intervento degli organizzatori e di altri manifestanti.

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