"Un genocidio non nasce per caso, e non è mai fine a sé stesso. Quello che oggi accade a Gaza ha radici profonde, intrecciate alle vite delle persone che la abitano. Gaza vive cerca, con il linguaggio del teatro, di fare ciò che il poeta palestinese Refaat Alareer chiedeva ai suoi studenti: raccontare storie di perdita, di sopravvivenza e di speranza. Come antidoto alla morte. Come ultimo gesto di resistenza. Lo spettacolo segue la vicenda di una famiglia di Gaza, prima e dopo il 7 ottobre 2023: dalla gioia semplice di una gita al mare, all’orrore delle bombe e della fame. La vita dei palestinesi è schiacciata da un’ideologia – il sionismo israeliano – che ha portato pulizia etnica, apartheid e, infine, genocidio. Un’ideologia che giustifica il massacro, nata molto prima di quel 7 ottobre… Eppure, come scriveva Alareer, la storia di Gaza non è solo una storia di perdita. È anche una storia di speranza. Perché razzismo, violenza e morte non possono fermare la vita. Gaza vive in ogni desiderio del suo popolo. Gaza vive in ogni parola che racconta sorrisi, amore e lotta."
Ti aspettiamo domenica 15 febbraio dalle ore 17.30 alla Galleria delle Idee di via Bixio 18/A Falconara (Ancona)___Ingresso ad offerta per contributo spese
L'immagine di locandina è un particolare dell'opera di Hassan e Nour, due bambini di Gaza che hanno partecipato al progetto "HeART of Gaza"
Raffineria di Falconara: carburante per genocidio e devastazione, di Linda Maggiori su L’Indipendente. Linda negli anni si è conquistata la nostra fiducia seguendo da vicino tante scadenze della lunga lotta di #fermiamoildisastroambientale e ad ora e’ una delle firme più autorevoli nel criticare l’economia di guerra e le politiche di riarmo. Bastava fare 2+2 ma la semplicità è difficile a farsi…
Del resto tutto è ri-cominciato nell’ormai lontano ottobre 2023: in centinaia davanti la raffineria Api per contestare la loro cerimonia per i 90 anni di ecocidio “insieme sulla stessa strada” e chiedere a gran voce il rinvio a giudizio dopo la chiusura dell’indagine “oro nero” per disastro ambientale ed altri reati. Nel contempo in Medioriente la mattanza di Hamas dava il là alla più grande operazione di genocidio in mondovisione che memorabilmente potremo raccontare ai nostri posteri. Guerra multipolare e crisi climatica globale permettendo.
Ora in questo mondo sempre più capovolto è curioso che da maggio scorso siamo stati proprio noi a rendere pubblica la notizia della vendita dell’intero comparto Api/Ip alla multinazionale di stato azera Socar, nel silenzio generalizzato e interessato (che si è capito sia una storia già scritta e decisa in qualche segreta stanza della post-democrazia de noialtri) del mondo politico, dei rappresentanti istituzionali ad ogni livello, della comunicazione mainstream, dei sindacati di categoria.
Un testo quello di Mattia Vignati che colma un’assenza, di cui sentivamo l’urgenza.
Non è scontato ripercorrere in sintesi tutti o quasi i nodi cruciali di questa vicenda decennale, di questa “anomalia nel panorama marchigiano”.
Forse serviva proprio uno sguardo esterno eppur partecipe, che non cade in una comoda neutralità di facciata, ma sa cogliere anche i limiti e le possibilità che possono dischiudersi, oppure no.
Queste parole sollecitano e interrogano tutte e tutti, dagli attivisti e i sostenitori del movimento, ai lavoratori, agli attori politici, sindacali e istituzionali, fino a tutto quello che c’è in mezzo e abita questa zona di sacrificio, già impantanata dentro le conseguenze quotidiane del disastro ambientale, a rischio di un prossimo futuro segnato dagli effetti di una “deindustrializzazione nociva”.