L'alternativa al Cie, il CRC secondo Don Giò
Riesplode 1, 2, 3 la questione del CIE delle Marche a Falconara
C.I.E.? E perché non una C.R.C.?
Lettera aperta al Ministro Maroni
Caro Roberto,
la tua accelerazione sulla possibile costituzione di un CIE a Falconara ha scatenato i soliti dibattiti e le solite contrapposizioni. Anche se tutti sono contrari alla proposta.
C’è chi plaude alla costituzione dei CIE, ma non lo vuole vicino a casa propria (un po’ come le centrali nucleari, ricordi?). C’è chi non ritiene Falconara il luogo adatto perché già un concentrato di problemi ambientali e sociali. C’è chi lo accetterebbe solo se con sorveglianza armata pronta a sparare a vista (penso per proteggere quei poveretti dall’assalto di una cittadinanza aggressiva ed esasperata, perché sennò?). C’è chi invece è proprio contrario ai CIE in se stessi, in quanto forma illegale ed inumana di detenzione di innocenti e disperati.
Vorrei provare a mettere tutti d’accordo (o in disaccordo) con una proposta: tu ci dai la ex caserma Saracini e la metà dei soldi che metti in preventivo per istituire e poi gestire un CIE qui a Falconara, e noi (noi città, intendo) proviamo ad utilizzarli per organizzare una C.R.C., una Casa per la Restituzione della Cittadinanza.
Casa, e non Centro, perché richiama più l’idea di calore, di accoglienza, di luogo dove dimorano persone ed affetti.
Restituzione, perché chi fugge disperato dai propri paesi, in genere depredati per garantire il nostro benessere, ha diritto ad esigere giustizia, non elemosina.
Cittadinanza, perché chi fugge dalla fame e dalla guerra cerca un luogo dove essere accolto, dove poter abitare, che riconosca i suoi diritti e gli ricordi i suoi doveri.
La sogno così: un luogo dove la città si incontra, con laboratori, cultura, teatro… Il posto dove le Associazioni hanno le proprie sedi e la possibilità di incontrarsi tra loro e con altri, dove poter collaborare per disegnare una città diversa.
Un luogo dove chi entra di nascosto in Italia (è il significato di clandestino, un po’ il contrario di cittadino) possa sentirsi accolto ed incontrare persone, valutare con loro serenamente le possibilità che ci sono in Italia o decidere alternative (come il ritorno nel proprio paese o continuare il sogno in altre nazioni). Dove chi viene accolto possa imparare e possa sperimentarsi in attività, arti o professioni che vengono condivise.
Un posto che superi la concezione dell’assistenza, ma che diventi un luogo dove si produce (artigianato, colture, cultura…).
Un posto dove la ricchezza che ogni persona si porta dietro (culturale, di speranza, di relazione) possa essere condivisa e possa diventare per la nostra città una risorsa ed un laboratorio per un mondo multicolore.
La sogno così, ed il mio sogno è ancora bambino. Lancio l’idea perché possiamo iniziare ad incontrarci, finalmente per superare un semplice ‘no’, ma per progettare una città diversa, che tutti desideriamo, ma che nella contrapposizione degli arroccamenti ideologici rimane nascosta e sembra impossibile.
Don Giovanni Varagona
Parroco della parrocchia del Rosario – Falconara




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