(((OGGI a FALKATRAZ!)))

**Giovedì 24 @ Falkatraz Festival**

 


Ore 18.30


Aperivitivo e proiezione del documentario
“The Malta Experience. Racconti da un’isola prigione”

Di Alessandra Sciurba
Montaggio: Beatrice Barzaghi Una produzione Melting Pot Europa Durata:34 minuti

 

“The Malta experience” era il nome del percorso turistico tra le bellezze dell’isola pubblicizzato
ovunque per le strade della Valletta.
Noi abbiamo scelto di seguire l’altro itinerario, quello che, se non apri bene gli occhi, puoi anche
non incrociare mai.
Così abbiamo incontrato il racconto lucido e coraggioso di rifugiati politici non riconosciuti,
infuriati contro l’ipocrita retorica europea dei diritti umani, o quello colorato e pieno di sogni di
bambini di dieci anni che hanno attraversato la detenzione amministrativa con incredibili strategie
di resistenza.
The Malta Experience è il nome che abbiamo voluto prendere in prestito per raccontare quello che i normali turisti in gita a Malta non vedranno mai.
Lo abbiamo fatto attraverso le immagini rubate dei tanti centri di prigionia per migranti presenti
sull’isola; lungo le strade brulle e desolate percorse quasi solamente da donne, uomini e bambini
africani che vagano senza uno scopo e senza la possibilità di andarsene; nei luoghi di “accoglienza”
autogestita dove tutti i migranti approdano, dopo essere passati attraverso la detenzione, e che
sempre più diventano cittadelle- ghetto tagliate fuori dal resto del mondo.
Ed è continuamente la stessa storia quella che si ascolta dalle voci di tutti i ‘viaggiatori non
autorizzati’ che, quasi stupiti che qualcuno glielo chiedesse, hanno accettato di parlare della loro
vita: “non volevo arrivare a Malta. Qui non c’è futuro”. “la barca si è rotta , e allora…” . “avrei
voluto arrivare in Europa”. “Vorrei un po’ di pace, vengo dal Darfur”. “vorrei un lavoro, soltanto
questo”. “i maltesi non ci amano, è pericoloso vivere qui”…
Ma il percorso è obbligato, crudele, e senza eccezioni per nessuno. Chiunque arrivi sull’isola
facendo ‘ingresso irregolare’ viene rinchiuso per un periodo massimo di 18 mesi. Anche se si tratta
di bambini, donne incinte, potenziali richiedenti asilo.
Chi arriva a Malta, per il Regolamente n. 343 del 2003, la cosiddetta “Convenzione di Dublino II”,
può chiedere asilo solo in questo micro- Stato, e se riceve una protezione temporanea per motivi
umanitari è solo lì che può permanere. Se riesce ad allontanarsi e a raggiungere un altro paese
europeo può venire intercettato dalla polizia, identificato attraverso il Sistema Informativo
Schengen o l’Eurodac e ricondotto indietro sull’isola- prigione.
Al contempo, chi riceve un diniego è costretto a rimanere comunque sul territorio con nessuna
possibilità di lavorare e di costruirsi una vita dignitosa. Alla fine di un periodo di detenzione dalla
finalità incomprensibile e attuato in condizioni assolutamente disumane, tutti i migranti rimangono
quindi sul suolo maltese.
È facile comprendere come questa difficile situazione abbia inasprito gli animi della popolazione
autoctona, tanto più che i soliti politicanti di impronta razzista hanno approfittato della condizione
di oggettiva difficoltà per avviare campagne apertamente xenofobe che hanno reso la vita dei
migranti presenti sull’isola ancora più precaria e pericolosa.
Ma il nostro lavoro, al di là di denunciare il comportamento del governo maltese e di alcune frange
della popolazione dell’isola, parla di questa storia in quanto esempio eclatante di ciò che l’Unione
europea chiede agli Stati che iniziano il loro processo di adesione e che poi entrano a farne parte.
Ciò che Malta fa è ciò che l’Ue le chiede di fare, lasciandole certo ampio margine nella definizione
dei dettagli.
Ciò che Malta ha fatto negli ultimi anni ha reso evidente la contraddittorietà crudele delle politiche
migratorie europee, sempre inefficaci rispetto agli scopi dichiarati e sempre pronte a rinegoziare
equilibri politici ed economici usando come moneta di scambio i corpi vivi dei migranti.
Probabilmente questa situazione, data la sua ingestibilità, troverà una rapida evoluzione. Magari i
centri di dtenezione subiranno lo stesso processo di ‘umanizzazione’ ipocrita che sta attraversando
anche i Cpt nostrani, magari si implementeranno le deportazioni dall’isola verso improbabili Stati
d’origine o verso ‘paesi terzi sicuri’ che di sicuro per la sorte dei deportati avranno ben poco.
E così abbiamo voluto fermare l’istante presente per raccontare di un’ isola- campo che, accettando
di diventare ‘deposito’ senza alcuna prospettiva per centinaia di persone, assume una funzione
indecifrabile persino alla luce di quei processi di clandestinizzazione e sfruttamento attivi quasi
ovunque nel resto dell’Europa.

Guarda un estratto riassuntivo del film
http://www.youtube.com/watch?v=b1nJA6bnptQ

 

Ore 21.00

Assemblea: “I confini della libertà: resistere all’ideologia sicuritaria
no al CPT marchigiano a Falconara, nè qui nè altrove”

Interverranno:

Paolo Cognini (Comunità Resistenti Marche)
La sicurezza come nuova infrastruttura della governance e il pacchetto sicurezza

Federica Sossi (coordinatrice Storie migranti )
Storie migranti, umanità fuori luogo:
una storia delle migrazioni attraverso i racconti dei migranti
http://193.204.255.27/~migranti/

Alessandra Sciurba (Melting pot)
Dalla Sicilia a "Malta experience", i confini della Fortezza Europa:
zone di concentramento e luoghi di detenzione dei migranti
http://www.meltingpot.org/


Federica Sossi insegna Estetica all’Università di Bergamo.
Tra le sue pubblicazioni: Nel Crepaccio del tempo. Testimoniare la Shoah (Marcos y Marcos, 1997)
e, sul tema delle migrazioni, Autobiografie negate. Immigrati nei Lager del presente Manifestolibri,
Roma 2002), Storie migranti (DeriveApprodi, Roma 2005) e Migrare. Spazi di confinamento e
strategie di esistenza (Il saggiatore, Milano 2006)


MIGRARE
Quando si parla di migrazioni sembra che a contare siano solo cifre e statistiche. Dietro gli
stereotipi dell’«invasione», i proclami sulle «espulsioni» o il linguaggio asettico dei flussi, si cela
tuttavia una moltitudine di storie a cui il discorso politico o scientifico non pare disposto a
concedere alcuna visibilità.
È sulla piega soggettiva delle migrazioni che il libro di Federica Sossi concentra l’attenzione,
facendo emergere frammenti di vissuto di coloro che, dopo avere attraversato l’oceano di sabbia del Sahara e il deserto d’acqua del Mediterraneo, si scontrano con il limes dell’Europa o sono inseguiti,nello spazio in continua espansione di Schengen, da dispositivi di controllo mobili e delocalizzati.
Si disegnano così i percorsi di un’umanità fuori luogo, chiamata a scontare sui propri corpi le
ossessioni sicuritarie e le politiche di confinamento con cui l’Occidente intende governare il traffico
degli umani, ma capace di inventare le proprie strategie di esistenza e resistenza. Intrecciando le
riflessioni di Foucault, Arendt e Deleuze alle storie dei senza nome, Migrare, con sguardo empatico
e schierato, interroga la quotidianità, la vita e, spesso, la morte di uomini e donne sospesi in «luoghi del nessun dove»; ci permette di seguire così la nuova mappatura dei confini in espansione
dell’Europa.
Alcuni luoghi drammaticamente spettacolarizzati, i «teatri del sud»: Lampedusa, le isole Canarie, il
Marocco, a partire dai quali legittimare le politiche di confinamento dei migranti, costruendo dietro
le quinte gli interessi dell’Europa rispetto all’Africa.

AUTOBIOGRAFIE NEGATE
"Questo libro è una narrazione in prima persona, un lungo monologo dell’autrice che viene ripreso
dopo ciascuna delle sue visite ai Centri di permanenza temporanea di Milano, Agrigento e Torino
nell’estate 2001. Il filo che tiene insieme il racconto degli incontri di Federica Sossi con i migranti
"ospiti" dei Centri è duplice: la sensibilità ferita, l’intelligenza scandalizzata dall’esperienza del
contatto con i luoghi e le persone, la sollecitazione politica a parlare di sé e dei suoi radi,
momentanei, spesso imbarazzati e sempre imbarazzanti interlocutori. (dalla prefazione di Bruno
Cartosio)

STORIE MIGRANTI
Federica Sossi, ricercatrice di Estetica all’Università di Bergamo, presenta un libro di racconti,
interviste e conversazioni con alcune figure esemplari e significative che compongono il
diversificato universo dei migranti. Ne nasce un reportage che racconta come diverse persone si
rapportano, nella loro concreta esistenza, ai numerosi confini che segnano le loro vite: uno Stato che
non c’è più e l’obbligo di appartenere a un’etnia, come per l’ex Yugoslavia; un diritto d’asilo che non
esiste e l’obbligo di continuare a errare per mare, come nel caso della Cap Anamur; una frontiera di
mare invalicabile, come quella che separa la Libia dai paesi europei.

 

Alessandra Sciurba, animatrice della Rete Antirazzista Siciliana, ha lavorato come operatrice
sociale insieme a rifugiati, richiedenti asilo e migranti presso la Casa dei Diritti Sociali di Roma tra
il 2002 e il 2003.
Nel 2004 è stata coordinatrice dello sportello socio-sanitario "Hilal" di Palermo, rivolto a cittadini
italiani e immigrati.
Nel 2004 ha conseguito il Diploma di Master di I livello in "Immigrazione, Asilo e Cittadinanza"
presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Palermo, con una tesi dal titolo "Rappresentazione
del fenomeno migratorio. Relazione tra messaggi mediatici, opinione pubblica e normativa italiana
in materia di immigrazione e asilo".
Dal 2005 è Dottoranda in "diritti dell’uomo. Evoluzione, tutela e limiti" presso il Dipartimento Studi
su Politica, diritto e società dell’Università degli Studi di Palermo, XIX ciclo.
Autrice del documentario "The Malta Experience" prodotto da Melting Pot Europa
Partecipa al gruppo di ricerca scientifica fondi ex 60%, del Prof. Fulvio Vassallo Paleologo.

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