RASTABLANCO AL CSA KONTATTO

rastablancoSABATO 1 MARZO per la seconda serata di kontatti reggae il centro sociale KONTATTO ospitera' Rasta Blanco(voce de RADICI NEL CEMENTO-ROMA) in live showcase backed by Mic Hotta Faya!!!prima e dopo danzhall by Hotta Faya! Siete pronti a Sognare Jamaica??tutto questo solo a Falkatraz!!!
Non puoi mancare!!!

Csoa Kontatto – via poiole, 1 – Falconara Marittima(AN)

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#iostoconcasadenialtri

il report della giornata su GLOBAL

CASA DE NIALTRI su facebook

Mille persone hanno sfilato sabato pomeriggio per le strade di Ancona per rivendicare il diritto alla casa, al reddito, a una esistenza dignitosa. Mille persone hanno ricordato e dimostrato che Casa de nialtri ancora esiste e che le vite di esseri umani non si cancellano con un sgombero. Mille persone, forse anche di più, hanno dimostrato quanto fallimentare sia stata la politica del sindaco-sceriffo Mancinelli, capace solo di militarizzare la città senza riconoscere, anzi disconoscendo, i drammi di molti. Continua a leggere

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LA CARTA DI LAMPEDUSA: IL TESTO DEFINITIVO

Carta di Lampedusa, l’assemblea conclusiva

Melting Pot Europa ha seguito in diretta le giornate di discussione della Carta di Lampedusa a cui si sono collegate tantissime persone, vi proponiamo ora la registrazione integrale che si è svolta domenica 2 febbraio prasso la sala dell’Aeroporto civile di Lampedusa.

LEGGI E SOTTOSCRIVI il testo della Carta di Lampedusa

PREAMBOLO

La Carta di Lampedusa è un patto che unisce tutte le realtà e le persone che la sottoscrivono nell’impegno di affermare, praticare e difendere i principi in essa contenuti, nei modi, nei linguaggi e con le azioni che ogni firmatario/a riterrà opportuno utilizzare e mettere in atto.

La Carta di Lampedusa è il risultato di un processo costituente e di costruzione di un diritto dal basso che si è articolato attraverso l’incontro di molteplici realtà e persone che si sono ritrovate a Lampedusa dal 31 gennaio al 2 febbraio 2014, dopo la morte di più di 600 donne, uomini e bambini nei naufragi del 3 e dell’11 ottobre 2013, ultimi episodi di un Mediterraneo trasformatosi in cimitero marino per le responsabilità delle politiche di governo e di controllo delle migrazioni.

La Carta di Lampedusa non è una proposta di legge o una richiesta agli stati e ai governi.

Da molti anni le politiche di governo e di controllo dei movimenti delle persone, elemento funzionale alle politiche economiche contemporanee, promuovono la disuguaglianza e lo sfruttamento, fenomeni che si sono acuiti nella crisi economica e finanziaria di questi primi anni del nuovo millennio. L’Unione europea, in particolare, anche attraverso le sue scelte nelle politiche migratorie, sta disegnando una geografia politica, territoriale ed esistenziale per noi del tutto inaccettabile, basata su percorsi di esclusione e confinamento della mobilità, attraverso la separazione tra persone che hanno il diritto di muoversi liberamente e altre che per poterlo fare devono attraversare infiniti ostacoli, non ultimo quello del rischio della propria vita. La Carta di Lampedusa afferma come indispensabile una radicale trasformazione dei rapporti sociali, economici, politici, culturali e giuridici – che caratterizzano l’attuale sistema e che sono a fondamento dell’ingiustizia globale subita da milioni di persone – a partire dalla costruzione di un’alternativa fondata sulla libertà e sulle possibilità di vita di tutte e tutti senza preclusione alcuna che si basi sulla nazionalità, cittadinanza e/o luogo di nascita.

La Carta di Lampedusa si fonda sul riconoscimento che tutte e tutti in quanto esseri umani abitiamo la terra come spazio condiviso e che tale appartenenza comune debba essere rispettata. Le differenze devono essere considerate una ricchezza e una fonte di nuove possibilità e mai strumentalizzate per costruire delle barriere.

La Carta di Lampedusa assume l’intero pianeta come spazio di applicazione di quanto sancisce, il Mediterraneo come suo luogo di origine e, al centro del Mediterraneo, l’isola di Lampedusa. Le politiche di governo e di controllo delle migrazioni hanno imposto a quest’isola il ruolo di frontiera e confine, di spazio di attraversamento obbligato, fino a causare la morte di decine di migliaia di persone nel tentativo di raggiungerla. Con la Carta di Lampedusa si vuole, invece, restituire il destino dell’isola a se stessa e a chi la abita. È a partire da questo primo rovesciamento dei percorsi fino ad oggi costruiti dalle regole politiche ed economiche predominanti, che la Carta di Lampedusa vuole muoversi nel mondo.

Indipendentemente dal fatto che il diritto dal basso proclamato dalla Carta di Lampedusa venga riconosciuto dalle attuali forme istituzionali, statali e/o sovrastatali, ci impegniamo, sottoscrivendola, ad affermarla e a metterla in atto ovunque nelle nostre pratiche di lotta politica, sociale e culturale.

La Carta di Lampedusa è divisa in due parti che rispecchiano la tensione tra i nostri desideri e le nostre convinzioni e la realtà del mondo che abitiamo. La Parte Prima elenca i nostri principi di fondo da cui muoveranno tutte le lotte e le battaglie che si svilupperanno a partire dalla Carta di Lampedusa. La Parte Seconda risponde invece alla necessità di confrontarsi con la realtà disegnata dalle attuali politiche migratorie e di militarizzazione dei confini, con il razzismo, le discriminazioni, lo sfruttamento, le diseguaglianze, i confinamenti e la morte degli esseri umani che esse producono, affermando, rispetto a tale realtà, i punti necessari per un suo complessivo cambiamento.

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8 FEBBRAIO ANTIPRO

ANTIPROManifestazione nazionale antiproibizionista
Sabato 8 febbraio

Per l'abrogazione della legge Fini-Giovanardi.
Per la depenalizzazione e l'amnistia.
Dalla parte della libertà, dell'indipendenza. dell'autoproduzione.

i Centri Sociali delle Marche organizzano la partecipazione
email: info@glomeda.org – tel. 3319275800

Bocciata la Fini-Giovanardi. Illegale è la legge!

Con il parere espresso dalla Corte Costituzionale nella giornata di martedì 11 febbraio 2014, la Legge Fini-Giovanardi è stata dichiarata ufficialmente incostituzionale.

Lo scorso 8 febbraio anche da Rimini abbiamo partecipato alla manifestazione nazionale che ha attraversato le strade di Roma per chiedere l'abrogazione di una legge, la Fini-Giovanardi, che ha reso palese il completo fallimento delle politiche proibizioniste in Italia. In virtù di questa scelta, siamo stati additati e accusati da “un giornalista” locale di praticare l'illegalità e di “andare a Roma per le droghe”.

In realtà, riteniamo che sia proprio la "retorica della legalità" ad avere tutta la responsabilità di aver sospeso la Costituzione, in un segno neo-autoritario agito dalla destra istituzionale con l'avvallo del centro (PD).

In questi anni nei dibattiti pubblici è stata annullata la complessità della "Legalità", intesa come dialettica fra governanti e governati, ma anche fra differenti istituzioni (parlamento italiano, parlamento europeo e corte costituzionale), non ultimo il disprezzo della Costituzione.

Conosciamo bene i dispositivi stigmatizzanti e denigratori utilizzati nella narrazione main-stream e allo stesso tempo ci appare sempre più evidente come in realtà siano proprio quelli leggi (dal porcellum alla Bossi-Fini, alla Fini-Giovanardi,..) ad essere incostituzionali o meglio, per riprendere lo slogan che sabato 8 febbraio ha portato decine di migliaia di persone in piazza, “Illegale è la legge, il suo costo reale”.

Dal 2006, anno in cui è entrata in vigore la Fini-Giovanardi ad oggi, nessun governo, né tanto meno il centrosinistra, si è mai posto il problema della legittimità di quella legge, bocciata dalla Corte Costituzionale per un vizio formale (violazione dell'articolo 77 della Costituzione) e non di contenuto, continuando al contrario a permettere l'accumulo di decine e decine di anni di carcere, libertà e diritti negati e anche morti.

Dopo 8 anni di applicazione, sono circa 10mila le persone, tra detenuti in attesa di giudizio e condannati in via definitiva, interessati dalla sentenza, senza dimenticare che nelle carceri italiane circa un terzo dei detenuti lo è per reati connessi alle droghe.

Ora che è giunto anche il parere della Corte Costituzionale è arrivata l'ora di voltare definitivamente pagina in relazione all'approccio al problema delle droghe, dentro una nuova battaglia culturale e politica contro la criminalizzazione dei comportamenti sociali, per l'amnistia e l'indulto, non accontentandosi di ritornare alla vecchia legge del 1990, la Iervolino-Vassalli.

Contro il proibizionismo e il narcocapitalismo, amnistia e diritti per tutti!

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