
Quello che denunciammo già dallo scorso maggio è ormai realtà. In pochi mesi e nel silenzio complice e interessato l’intero comparto di Api/Ip, la più grande azienda privata del fossile a livello nazionale, è stata venduta con un accordo preliminare siglato lo scorso settembre, in attesa del closing finale entro il primo trimestre di questo anno, quindi, secondo le fonti ufficiali, a brevissimo.
Con le sue due raffinerie, il vasto sistema logistico e di stoccaggio e la capillare catena di distributori di carburanti, il gruppo Api/Ip rappresenta un asset strategico per l’autonomia energetica nazionale, ed esercita un notevole impatto in termini di inquinamento e criticità ambientali e sanitarie.
Il nuovo acquirente è uno dei maggiori player globali dell’oil & gas, la multinazionale di stato azera Socar, che continua così a rafforzare la sua penetrazione in Europa, dall’Italia all’Ungheria, e i suoi tanti businness con la Russia, la Turchia e gli Usa, oltre che con lo stato di Israele, di cui è uno dei maggiori fornitori di petrolio.
In questi anni di forti mobilitazioni siamo riusciti a mettere in crisi quel capillare sistema di potere che ha condotto questo territorio, già sito SIN, al disastro ambientale.
Dovremo ora prepararci a questo nuovo scenario, in cui la storica holding del fossile della famiglia Brachetti Peretti si ristruttura per concentrazioni verticali, ben protetto dentro le strette maglie degli oligopoli globali del petrolio, ancora più riottose alle mediazioni e alle forme di controllo tipiche dello stato nazione e dei suoi vincoli territoriali.
Emergono sempre più chiari e netti i rapporti di causa ed effetto tra guerra, economia fossile e crisi ecoclimatica: mentre qua si produce disastro ambientale, là si alimenta la macchina bellica e genocida di Israele.
Ma intanto la mobilitazione di questi mesi ha prodotto l’urgenza di una possibilità.
In questa storia che pareva già scritta, l’anomalia di Falconara sta inceppando il meccanismo: c’è un processo per disastro ambientale ed altri reati in corso, grazie all’inchiesta Oro nero sui fatti avvenuti dal 2018 in poi, costruito con fatica dal protagonismo popolare di tante e tanti in questi anni; ed è tutt’ora in corso da oltre due anni un procedimento di riesame ministeriale sulle bonifiche all’interno della raffineria, perché le attuali misure di messa in sicurezza operativa (MISO) del sito, cui l’Api è obbligata per Decreto Ministeriale dal 2014, non sono ritenute sufficienti e adeguate, ed è stata richiesta una messa in sicurezza d’emergenza.
Tutto questo attesta la gravità della compromissione quasi irreversibile di tutte le matrici ambientali in questo territorio, aria, acque marine e di falda, suolo e sottosuolo, insomma uno scenario di disastro ambientale perdurante, che attenta alla sicurezza e salute pubblica.
Recentemente anche il Governo centrale, dopo che a scalare tutti gli altri organi di governo intermedi sono stati costretti a prendere posizione sulla vicenda, ha ammesso la necessità di esercitare il Golden power sull’operazione di vendita di Api/Ip alla Socar, con le prerogative di poter prescrivere una serie di vincoli in termini occupazionali e ambientali.
Un intero territorio ormai richiede a gran voce che una o entrambe le parti contraenti la vendita debbano impegnarsi nell'attivazione di un fondo a garanzia delle bonifiche del sito e delle aree limitrofe, come dei monitoraggi delle emissioni convogliate e fuggitive.
Serve un giusto risarcimento per questo territorio e un nuovo orizzonte per un lavoro sicuro e non nocivo.
E’ tempo di ricomporre le mobilitazioni contro la crisi climatica, a difesa dei territori, e contro l’economia di guerra, a partire dai nodi più specifici e concreti, e dalle rivendicazioni più urgenti e materiali.
#fermiamoildisastroambientale
SABATO 7 MARZO SAREMO A ROMA DAVANTI AI PALAZZI DELLA POLITICA PER RIVENDICARE IL GOLDEN POWER CON LE GIUSTE E NECESSARIE PRESCRIZIONI SULLE BONIFICHE ALLA RAFFINERIA API DI FALCONARA
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#Glomeda news dai CentriSociali delle Marche
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