DALLA DELEGAZIONE ITALIANA ALLA COP30 DI BELEM. INSIEME AI MOVIMENTI INTERNAZIONALI E LATINOAMERICANI, CONTRO CRISI CLIMATICA GUERRA ED ESTRATTIVISMO

Domenica 18 gennaio dalle ore 17.30 alla Galleria delle idee di via Bixio 8 con il Laboratorio Falkatraz intervengono

Renato Di Nicola, portavoce della Campagna Per il clima fuori dal Fossile,

e Claudia Terra, ricercatrice e attivista.


DALLA DELEGAZIONE ITALIANA ALLA COP30 DI BELEM. INSIEME AI MOVIMENTI INTERNAZIONALI E LATINOAMERICANI, CONTRO CRISI CLIMATICA GUERRA ED ESTRATTIVISMO

 

Serve ribaltare l’ordine del discorso dominante. La preparazione della presenza della nostra delegazione a Belem a novembre in Brasile durante l’ultima Conferenza delle Parti dell’Onu sui cambiamenti climatici, la sue esperienza in loco e in itinere, le tappe di incontri pubblici al suo ritorno, sono una sfida e una scommessa.
Sapevamo che la Cop, a dieci anni dai disattesi Accordi di Parigi, sarebbe stato un fallimento, che i riflettori dei media globali forse si sarebbero spenti questa volta su quell’evento, troppo occupati allora a mostrare, come fosse un ineluttabile segnale di forza, il genocidio palestinese in mondovisione.
Sapevamo che la transizione energetica dall’alto, in realtà e in ogni dove, si sta dimostrando come una compatibile stampella per sostenere l’economia fossile e di guerra.
Sapevamo che questo sistema energivoro e teso alla crescita illimitata in un contesto di risorse sempre più scarse, si regge bene sulla doppiezza del revival del negazionismo climatico dei governi sovranisti capeggiati da Trump, come su quello dei paesi emergenti BRICS rappresentati dal padrone di casa Lula, che si veste di verde sulla scena internazionale ma si sporca di petrolio a casa sua.

Ma abbiamo scommesso che ci fosse anche dell’altro oltre e intorno il momento istituzionale della Cop. E abbiamo scelto con chiarezza da che parte stare.

Di abitare e attivarci dentro le assemblee del Movimento dei danneggiati dalle dighe, dai crimini socio-ambientali e dalla crisi climatica, che negli anni da specifiche vertenze territoriali legate a megaprogetti di impianti idroelettrici che colonizzavano le comunità locali, si è allargato a forme di lotta contro l’aggressione sempre più rapace del capitalismo fossile ed estrattivo e delle sue conseguenze nel consumo di suolo e negli eventi estremi innescati dai cambiamenti climatici.
Il Movimento dei danneggiati, nato come organizzazione territoriale ed estesosi negli anni lungo l’intero Brasile, a Belem ha inaugurato nel suo quarto incontro una nuova fase di organizzazione internazionale.
Abbiamo poi partecipato alle iniziative e manifestazioni del Vertice dei Popoli , che ha raccolto oltre 70 mila persone e centinaia di organizzazioni dai quattro angoli del mondo, e sulla cui Dichiarazione finale ci rispecchiamo.
Dal profondo latinoamerica che ha animato questa potenza invisibile attorno alla Cop di Belem può nascere un nuovo internazionalismo popolare, già messo alla prova dalla crisi venezuelana e dalle minacce di Trump al resto del continente, o del suo cortile di casa.
A noi resta la possibilità di proseguire questa sfida, riportando l’esperienza dell’altra Belem in movimento nella nostra parte di mondo, per interrogarci e continuare a scommettere che il cammino di tanti territori e comunità in resistenza, sparsi in questo mondo sempre più globalizzato eppure diviso, sappiano incrociarsi in percorsi comuni sempre più forti e solidali.

Abbiamo iniziato il nostro Vertice dei Popoli navigando sui fiumi dell’Amazzonia, che con le loro acque nutrono l’intero corpo. Come il sangue, sostengono la vita e alimentano un mare di incontri e speranze.





Ecologika è uno spazio aperto di discussione conricerca e rielaborazione promosso da #fermiamoildisastroambientale che nasce dalla volontà e necessità di ripensare l’agire dei movimenti in lotta contro la crisi ecoclimatica al tempo della guerra multipolare ecocida e genocida.
Nello scorrere del movimento delle lotte e delle vertenze, avvertiamo la volontà e la necessità di isolare dei tempi per dibattere, di fermarci anche, quando possibile, ogni tanto. Quello che da un punto di vista può apparire un passo indietro, da un’altra prospettiva è una rincorsa per un nuovo balzo più in là.
Per nominare questo spazio abbiamo scelto il titolo di una raccolta di saggi e interviste, tra il 1975 e il 2007, di Andrè Gorz, originale precursore e interprete dei nodi più critici del nostro tempo, che già quasi mezzo secolo fa ci parlava di “crescita distruttiva e decrescita produttiva”

Questa voce è stata pubblicata in #fermiamoildisastroambientale, AcquaBeneComune e Difesa Territorio, Ambiente Giustizia climatica, conflitti globali e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *