QUALCOSA E’ SUCCESSO! SULL’INDAGINE EPIDEMIOLOGICA DELL’AERCA

Nel lontano 2005, 15 associazioni e realtà sociali falconaresi, tra le quali il CSA Kontatto, raccolsero ben 3500 firme per richiedere alla Regione l’avvio di uno studio epidemiologico sul territorio e l’indizione di una Commissione di Partecipazione Attiva allo studio stesso. Il prestudio precedentemente effettuato aveva evidenziato la necessità e l’opportunità dell’indagine, la Regione rispose, e la Commissione venne formalizzata, benchè scarsamente convocata dall’Assessorato competente.

Giovedì 18 dicembre si è svolta al Centro Pergoli di Falconara Marittima, in una sala mai così gremita, la presentazione dei risultati parziali dell’indagine epidemiologica svoltasi negli ultimi quattro anni sul nostro territorio.

Visto che nè gli organizzatori, nè tantomeno l’Amministrazione Comunale, si sono presi la premura di richiedere la registrazione audio-video dell’incontro, e non essendo ancora disponibile una versione pubblica dello studio in questione, offriamo il nostro spazio a quanti hanno messo a disposizione alcuni scorci audio-video dell’incontro, per fare in modo che l’esattezza dei fatti e il diritto all’informazione facciano il loro corso.


Intanto rinnoviamo, in qualità di partecipanti alla Commissione di Partecipazione Attiva, l’invito all’Assessorato Regionale all’Ambiente, ha convocare nel breve periodo un incontro con la suddetta Commissione, per attivare, senza indugi, una capillare campagna di informazione sull’esito dell’indagine epidemiologica in questione con le associazioni aderenti la Commissione e l’Assemblea Permanente NoCentraliApi.

Audio:

presentazione dello studio del Dottor Andrea Micheli

Il Sindaco se ne va

Il Dottor Micheli risponde al pubblico

Domanda dal pubblico al Vicesindaco di Falconara; risposta

 More...

Come volevasi dimostrare, i risultati preliminari dell’indagine, curata dal professor Andre Micheli dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano e commissionata dalla Regione Marche (Fondazione che vanta un vasto e unanime riconoscimento internazionale in materia), si sono rivelati estremamente preoccupanti.

 

Già da qualche decennio le popolazioni della Bassa Vallesina sono consapevoli e hanno provato, sulla propria salute e su quella dei loro cari, le conseguenze del vero e proprio stupro ambientale perpetuatosi sul loro territorio. Ora i dati scientifici, provenienti da un organo istituzionale ce ne danno conferma oggettiva.

Nonostante fossimo già a conoscenza di molte delle conseguenze dell’enorme impatto ambientale che siamo costretti a sopportare, come la mancata diminuzione delle malattie respiratorie, contrariamente a ciò che avviene da qualche anno nella nostra provincia, altre conclusioni ci hanno trovato del tutto impreparati e sconcertati.

L’indagine, svolta su campioni di individui residenti e deceduti nei territori di Falconara Marittima, Chiaravalle e Montemarciano hanno evidenziato un aumento considerevole del rischio di contrarre neoplasie a carico dell’apparato emolinfopoietico, soprattutto per soggetti appartenenti a fasce di rischio specifico.

Più precisamente si è rilevato un aumento del rischio di morire a causa di tumori del sangue (leucemie e linfomi) più alto rispetto al tessuto nazionale in tutte le categorie di persone osservate. In alcuni casi questo rischio di morte aumenta di quasi il 300% in soggetti particolarmente esposti all’inquinamento della foce dell’Esino. Queste categorie di individui sono chiaramente le fasce della popolazione residente che si spostano di meno e sono esposti continuativamente all’azione inquinante del polo petrolchimico. Casalinghe, pensionati e disoccupati le fasce più colpite.

Il motivo è chiaro: la raffinazione del petrolio e la conseguente generazione dell’elettricità dagli scarti di questa provoca l’emissione di sostanze altamente cancerogene. In particolare, il benzolo e gli altri idrocarburi policiclici aromatici hanno un provato effetto oncologico che può favorire l’insorgenza di neoplasie dell’apparato emolinfopoietico.

E questa è solo la punta di un iceberg che potrebbe avere dimensioni ben più consistenti, così come ha affermato lo stesso professor Micheli. Va da sè che per le caratteristiche dell’indagine (lo studio particolareggiato dei deceduti lungo l’intero arco delle proprie vite) abbia potutto disincentivare le famiglie interessate a partecipare allo studio (su una totalità di 177 decessi a causa di tumore negli ultimi 10 anni si è potuto indagare solo su 95 casi), rivangando così episodi dolorosi del proprio passato, benchè in no, benchè in nome dell’interesse scientifico e dell’impegno civile. La mancanza tra l’altro di un registro tumori provinciale ha impedito agli ispettori di accertare la vera incidenza dei malati di cancro sul nostro territorio, costringendo a fare riferimento ai soli casi di decesso, ma l’indagine epidemiologica tiene conto solamente di coloro che sono morti nel quindici anni compresi tra il 1988 e il 2003, cioè prima della costruzione dell’attuale impianto di generazione elettrica da 270 Mw. Per di più ci si è occupati della sola categoria dei tumori del sangue e non si sono considerate le altre patologie che possono instaurarsi a causa della prolungata esposizione agli agenti inquinanti.

Le parole del professor Micheli hanno risuonato forte e chiaro e, nonostante tutte le riserve applicabili alle indagini incomplete, il quadro è chiaro e ben delineato. Esiste un effettivo di aumento del rischio di morte a causa dell’impatto ambientale provocato dalla raffineria Api nei tre comuni presi in esame. E ciò è stato più volte ribadito dallo studioso, tant’è che egli stesso ha consigliato di approfondire le inchieste necessarie ad accertare ancora più precisamente quanto sia grande il rischio di contrarre la malattia e il reale peso dell’industria petrolchimica in questo processo, nonchè la necessità di aumentare i controlli e gli interventi sanitari nell’area studiata, anzichè programmare nuovi impianti inquinanti:

"Cè stato un eccesso di mortalità. Io sono convinto che sia successo qualche cosa: c’è stata una mortalità più alta di quello che ci si aspettava. Non so dire quanto esattamente sia questo numero, ma vi assicuro che il numero che stimo è importante, non si tratta di qualche caso. Però questa quantità non si può esprimere, perchè purtoppo all’indagine che è stata lanciata sul territorio, metà dei cittadini non ha aderito. Questo problema del molto probabile dipende dalla carenza del numero, però la stima va in una direzione chiara: c’è stato un problema in questo territorio."


Allora per quale motivo si dovrebbe acconsentire alla costruzione di ulteriori due centrali se non ci sono le benchè minime garanzie di tutela della nostra salute? Perchè non applicare il principio di precauzione alla nostra particolare situazione ambientale. Il diritto alla salute è tutelato dalla Costituzione e deve venire prima di tutto, anche degli interessi delle multinazionali e dei politici.

Insieme all’Assemblea Permanente nocentraliapi proponiamo un nuovo tipo di sviluppo, basato sul risparmio energetico, sulla produzione diffusa, sulle fonti rinnovabili, opportunità di crescita e lavoro. Argomenti ribaditi anche giovedì scorso, di fronte agli esponenti della nostra giunta comunale.

Il Sindaco Brandoni, dopo appena mezz’ora ha abbandonato la sala per altri impegni istituzionali, lasciando il pubblico sconcertato. Sconcerto che è aumentato con le sue dichiarazioni del giorno seguente, che dall’alto di non si sa cosa, ritengono “non veritieri” i dati dello studio dell’Istituto milanese.

Le dichiarazioni del Sindaco non solo sconfessano in pieno le conclusioni a cui il professor Micheli e la sua equipe di ricerca sono giunti in quattro anni di studio, ma denotano un cinismo e un’arroganza politica senza precedenti. Non solo si passa sopra all’evidenza dei dati statistici ufficiali ma si mette da parte il principio di precauzione che dovrebbe animare e guidare le scelte dei nostri rappresentanti.

Ci teniamo a sottolineare che fino ad allora non c’è stata nessuna contestazione, come qualcuno afferma, da parte di presunti “ragazzotti” e “noglobal”, ma solo grande interesse e partecipazione dei presenti che sono intervenuti con domande e considerazioni al termine dell’esposizione dello studio. Polemiche accese sono invece avvenute per l’evasività delle risposte del Vicesindaco verso una privata cittadina che contestava all’Amministrazione la Convenzione pro-centrali Api recentemente sottoscritta. La contestazione, tutt’altro che prevista, è stata il frutto della legittima esasperazione di normali cittadini, mamme, anziani, singoli cittadini, altro che “ragazzotti noglobal”, per l’atteggiamento dei propri rappresentanti politici, di totale disinteresse per l’indagine epidemiologica e di supina sudditanza agli interessi aziendali…

Di fatto l’assenso alle centrali non è stato messo in discussione, si è invece proposta un’indagine ancora più approfondita del nostro stato di salute. Come dire? Prima ammaliamoci aumentando l’impatto ambientale e poi studiamo i risultati. Logico, no?

Di fronte a questa scellerata presa di posizione della giunta cittadina nella persona del sindaco Brandoni, si è alzato un coro unanime di denuncia da tutti coloro che ancora credono nella serietà della politica e dell’amministrazione pubblica, in difesa di tutte quelle persone e quelle famiglie che soffrono o hanno sofferto per quelle malattie gravi che la nostra popolazione è costretta quotidianamente a sopportare.

 

 

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