Ombre Nere sulla CUM Marche

Il caso dell’associazione ‘Comunità Ucraina Marche’

Mentre il conflitto russo-ucraino sta vivendo una grave e preoccupante escalation, il movimento per la pace è tornato a mobilitarsi e a riempire le piazze di tante città. Eppure, diversamente dalle manifestazioni che hanno contraddistinto le proteste contro le guerre nell’ultimo quarto di secolo, nei recenti cortei sembra si respiri un clima diverso.

Ad Ancona, per esempio, durante un’iniziativa promossa dall’Università della Pace che ha visto la partecipazione di forze politiche, movimenti, associazioni e singoli cittadini, si sono registrati momenti di tensione, innescati da un intervento dal palco in cui, tra i vari passaggi di condanna dell’invasione militare russa e della sua atrocità , venivano denunciate anche le gravi responsabilità delle autorità ucraine nella guerra che dal 2014 insanguina il Donbass e la pluriennale violazione da parte delle stesse dei protocolli di Minsk, sottoscritti nel 2014 e nel 2015 per fermare il conflitto al confine russo.

Un’analisi tanto semplice quanto condivisibile, anche perché è noto da tempo il ruolo attivo svolto dall’esercito ucraino, sostenuto da milizie di chiaro stampo neofascista e neonazista, nelle violenze perpetrate ai danni dei separatisti filorussi e delle popolazioni civili per la contesa delle province di Donesk e Luhansk.

Parole, però, che sono suonate subito poco gradite alle orecchie di una parte della folta rappresentanza ucraina presente in piazza, tanto che, dopo i primi mugugni e qualche fischio, alcuni di loro hanno tentato di raggiungere il palco con intenzioni poco amichevoli, fermati solo dall’intervento degli organizzatori e di altri manifestanti.

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Blitz del Ministro CingolEni a Ravenna

Una presenza provocatoria e inattesa sabato 12 Marzo, a Ravenna. Il Ministro della Finzione ecologica Cingolani è stato avvistato in Piazza del Popolo, seduto alla sua nuova scrivania. Ebbene sì, la campagna nazionale Per il clima fuori dal Fossile ha individuato per Cingolani la migliore collocazione per poter lavorare a stretto contatto con chi determina la sua agenda. Direttamente a Ravenna, dove Eni ha il suo quartier generale.
Una manifestazione quella di ieri per ribadire la critica verso questo governo e contro un ministro esclusivamente deferente verso gli interessi delle multinazionali di settore, che consente loro di determinare la politica energetica nazionale e di partecipare addirittura alle trattative in politica estera.

Presenti movimenti di Veneto, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, del Molise e di Civitavecchia.

A Ravenna, in Piazza del Popolo, più di 300 persone, in rappresentanza di varie realtà territoriali da tutta Italia, hanno manifestato per mettere in chiaro che non è la guerra in sé responsabile dell’aumento del prezzo del gas, che il rincaro delle bollette ha origini ben diverse da quelle dichiarate dalle compagnie, che il problema non si risolverà aprendo nuovi pozzi petroliferi, né sfruttando al massimo quelli esistenti o rimettendo in funzione il carbone.

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Contro ogni arruolamento e ogni retorica di guerra

“La catastrofe è la condizione di vita e il modo normale di esistenza del capitale nella sua fase finale”. (Rosa Luxemburg)

Siamo contro la guerra, non siamo pacifisti.

La guerra è la manifestazione più brutale e violenta del dominio di classe. E’ lo sfruttamento nella sua forma più intensiva e contemporaneamente estensiva. E’ ontologia del capitale, il più brutale processo di distruzione e creazione. La guerra è l’esito logico di ogni suprematismo, di ogni nazionalismo, di ogni sovranismo: è immanente alla forma stato stessa, alla sua inalienabile volontà di dominio sull’altro da sé per domarlo, annichilirlo, annetterlo. Affermazione di potere, non di potenza.

Siamo contro la guerra perché crediamo fermamente nell’autodeterminazione dei popoli, nel loro diritto a rivendicare autonomia e indipendenza. Questo vale per la società ucraina, nei confronti dello stato aggredito come di quello aggressore, come vale per il sostegno popolare alle repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk.

Siamo contro questa guerra, perché siamo contro ogni forma di occupazione militare di un territorio. Non siamo noi a dover riaffermare il diritto delle popolazioni ad opporsi: è un fatto che si esercita. Ogni popolazione si difende, se può e come può, da un’aggressione, a Kiev come nel Donbass. Ma sono le effettive condizioni di possibilità a fare la differenza. Ciò che desta inquietudine sono le disgraziate sorti di questo lembo di terra, che sembrano avviluppare anche pulsioni di emancipazione. Sorti inestricabilmente legate ai feroci processi di accaparramento delle ricchezze e di ridefinizione del potere dopo la dissoluzione dell’Urss, condotti spesso nell’ombra e a mano armata.

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#Insorgiamo e Convergiamo tutt* il 26 marzo con la Gkn a Firenze

In questi mesi in tante piazze, cortei, assemblee, abbiamo parteggiato con la lotta dei lavoratori e le lavoratrici della GKN di Campo Bisenzio.
Ci siamo sentiti parte complice della loro presa di parola contro le delocalizzazioni, per lo sciopero generale e generalizzato, nella messa in discussione dei rapporti di forza nel mondo del lavoro, così come abbiamo avvertito la loro presenza e sintonia verso quelle movimentazioni che in tanti e tante abbiamo messo in moto intorno a questa sempre più contraddittoria e ambigua transizione ecologica, che assume forme e contenuti diversi, a seconda che sia imposta dall’alto o insorga dal basso.

Il sentirsi dalla stessa parte, il ritrovarsi nelle stesse piazze, il combattere da diversi fronti quelli che sempre più spesso si disvelano come gli stessi nemici, sono tutti segnali che ci indicano un percorso, certo ancora lungo, ma già vivo ed attivo in forme nuove che oltrepassano le agende imposte da altri.

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