Falkatraz Resiste v.6 – 25 aprile 2010

Reddito, diritti, beni comuni: la Resistenza di ieri rivive nelle lotte di oggi
 
Non abbiamo niente ma ci prenderemo tutto… macchè rassegnazione, niente affatto: la rivoluzione ora cammina sull’asfalto!   (Tutto e niente – GenteStranaPosse)
 
 
 
 



25 aprile 2010 – 65^ Festa della Liberazione

 
 
Programma della giornata:

@Piazza Mazzini – ore 12.00
Cerimonia commemorativa + banchetto tesseramento ANPI

@Parco Kennedy – dalle 15.00 alle 20.00

 
Performance musicali di:

LA DAMIGIANA (folk marchigiano)

NUOVA RESISTENZA (musica resistenziale e di lotta) con Reading di storie di vita partigiana

GENTE STRANA POSSE (Militant HipHop da Palermo)

LIBERI CANTORI DELLA MARCA (canti di lotta anni '40-'70)

dalle ore 16.00
Animazione per bambini e ragazzi con l'Ass. AcchiappasogniLaboratorio teatrale ludico

Durante l'intera giornata:

Mercatino biologico alimentare e artigianato

Banchetti informativi

Raccolta firme per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua

 
Quest'anno il Falkatraz resiste di aprile prevede un'anticipo il 17 aprile ed una conclusione lunga il 30 aprile
 
LE PRECEDENTI EDIZIONI: 2009 1,2 2008 1,2,3
tutti i video delle passate edizioni li trovi qui!
 
In caso di maltempo l'iniziativa verrà spostata presso il CSA Kontatto – via Poiole 1 – Falconara (AN) – Loc. La Rocca
 

 
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Sabato 17 aprile: Wilfredo Caimmi e Derna Scandali, due storie, la nostra storia

Sabato 17 aprile 2010, ore 16, sala consiliare del Comune di Falconara Marittima. (guarda dove)

 

In occasione del "Falkatraz Resiste v.6", Csa Kontatto, Anpi Falconara e Ambasciata dei Diritti organizzano la visita guidata al Museo della Resistenza di Falconara Marittima e la presentazione de “L'ottavo chilometro. Memorie di vita partigiana nelle Marche” di Alfredo Antomarini e Wilfredo Caimmi e “E le donne scoprirono il sindacato. Derna Scandali una vita nella CGIL” di Laura Volponi, alla presenza degli Autori.

  

 

Dallo scorso 25 aprile due personaggi della storia marchigiana della Resistenza sono venuti a mancare: Wilfredo Caimmi e Derna Scandali.

Entrambi protagonisti del movimento partigiano, come combattente l'uno e come staffettista l'altra, pur nella diversità delle proprie esperienze politiche ed esistenziali, rappresentano due esempi emblematici del valore della lotta partigiana nel movimento di liberazione dal nazifascismo e dell'Italia Repubblicana che ne seguì. Ognuno a loro modo testimoniano sia quanto la lotta partigiana fu movimento popolare, diffuso e partecipato dai più ampi e diversificati strati sociali, sia quanto fu centrale, pur tra molte contraddizioni, nella ricostruzione del tessuto sociale e nello sviluppo delle lotte a venire, per il lavoro, per i diritti, per la crescita delle classi lavoratrici e popolari.

Due storie del nostro passato quindi, ma anche del presente.

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sabato 27: "La questione energetica nelle Marche"

La questione energetica nelle Marche. Centro Pergoli di Piazza Mazzini ore 17, Falconara Marittima


Promuovono:

Ambasciata dei Diritti Falconara
Assemblea Permanente NoCentraliAPI
Movimento a difesa del consumatore Marche

All'incontro interverranno, insieme alle associazioni proponenti, la Direzione della della rivista Prisma ed alcuni degli Autori che hanno partecipato alla redazione del numero presentato:

Gianni Silvestrini, Direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista QualEnergia;
Fabio Polonara, Professore dell'Università Politecnica delle Marche;
Maurizio Di Cosmo, Segretario regionale della CGIL Marche.

A seguire dibattito aperto.

Per maggiori info:

www.falkatraz.noblogs.org

www.nocentraliapi.noblogs.org

ambasciatadeidiritti@inventati.org

nocentraliapi@inventati.org

locandina dimensione large

locandina informativa 1, 2

Questa iniziativa nasce dalla partecipazione di alcuni degli organizzatori al numero 3 della rivista "Prisma, economia, società lavoro", redatta dall'istituto di ricerca regionale Ires Marche, con un articolato commento sul numero monografico che tratta della "questione energetica nelle Marche (che trovate a questo link).
A seguito di questo invito ci è sembrato naturale organizzare un momento informativo e di confronto su una questione attuale e spinosa, per evitare che tematiche così fondamentali restino appannaggio degli "addetti ai lavori", e promuovendolo anzi in uno spazio non accademico e indirizzato alla cittadinanza.

In un periodo di forti cambiamenti, anche ma non solo dettati dalla crisi globale in atto, la questione energetica assume una rilevanza strategica e si pone come uno di quegli aspetti capaci di coinvolgere e rideterminare ambiti generali e centrali che riguardano lo sviluppo produttivo, la qualità della vita, la sostenibilità ambientale, la distribuzione di risorse, l'effettiva democraticità di una comunità.

La recente Conferenza ONU sul clima COP 15 di fine 2009, al di là dell'incapacità di formulare un accordo politico vincolante per proseguire sulla strada aperta dal trattato di Kyoto, ha rilevato due assi di discussione futura unanimemente condivisi.
Lo sviluppo storico con cui la modernità ha cambiato la faccia del mondo, la produzione industriale legata ai combustibili fossili, è ormai sul punto di esaurirsi. Il suo complesso lascito consiste anche in danni incalcolabili alla biosfera ed al nostro ecosistema che mettono a repentaglio il nostro futuro e con i quali dovremmo già da ora fare i conti. Allo stato attuale la produzione da combustibili fossili non solo pecca per la sua nocività ambientale, ma rappresenta uno dei fattori economico-finanziari responsabile della crisi in atto: oltre ad inquinare, non produce più ricchezza. Tutte le delegazioni nazionali, benchè restie ad accettare una autorità garante e vincolante, che dall'esterno detti le regole in materia (per ovvi interessi sovrani e per evitare che attraverso l'istituzione di organismi sovranazionali alcune superpotenze riescano ad influenzare e dirigere le politiche nazionali anche oltre l'attuale…), hanno comunque presentato propri programmi di investimento sulle fonti rinnovabili e sull'energia pulita per il presente ed il prossimo futuro.  Si tratta di tutt'altro che scelte di facciata: l'economicità, la diminuzione dei costi collaterali e degli sprechi, la creazione di nuovi mercati e di nuovi consumi, la capacità di riassorbire, di ricollocare, di creare da zero nuovi posti di lavoro (già dallo stato attuale in percentuali superiori rispetto ai vecchi impianti a combustibili fossili…) sono ormai dati di fatto e non più possibilità o sperimentazioni marginali. Anche i grandi inquinatori globali, gli USA, la Cina, gli stati asiatici e il Brasile, sono saliti sul treno delle rinnovabili.

L'Unione Europea lo è già da tempo, non tanto per questioni ideali, ma soprattutto materiali: soffrendo ormai la competitività internazionale asiatica, mediorientale e americana e rischiando di rimanere fortemente dipendente in materia energetica dall'estero (nella raffinazione del petrolio e nella combustione combinata del gas i ridotti standard ambientali, del costo del lavoro, e dei diritti democratici, consentono a Cina India e altri di installare megapetrolchimici e raffinerie e traspostare in mezzo mondo i propri prodotti a prezzi ridotti e competitivi rispetto a quelli di produzione interna…) l'Europa è all'avanguardia nelle nuove tecnologie e produzioni legate al cosiddetto "capitalismo verde".
Anche a livello istituzionale si sta imponendo una nuova legislazione europea di incentivi e sanzioni per spingere in questa direzione, che premierà i virtuosi e penalizzerà ancor più le economie nazionali ancora ancorate a conservare interessi ormai corporativi ed economicamente non più funzionali.
In quest'ottica l'Italia rischia la parte del fanalino di coda: l'attuale politica governativa non solo non incentiva il campo delle rinnovabili ma rilancia, oltre alla scelta nuclearista, che prevede tra l'altro tempi lunghi di implementazione (almeno un ventennio), su scelte conservatrici di tutt'altro tipo: il carbone, le centrali elettriche a metano, i rigassificatori. Di questi ultimi in Italia ne sono previsti 11 (4 nelle sole Marche), di cui alcuni applicando tecnologie scarsamente sperimentate a dagli elevati rischi (rigassificazione off-shore). Se consideriamo che un territorio sconfinato come gli Usa ne hanno solo 4, e che questa scelta tecnologica è avallata unicamente da quei paesi per cui questioni geografiche e morfologiche rendono di difficile applicazione l'approviggionamento via gasdotto, non possiamo non considerare la scelta di trasformare l'Italia nella piattaforma europea del gas, in alternativa ai gasdotti asiatici, sia come minimo avventata…

In questo scenario la Regione Marche ha da tempo assunto una posizione chiara con il PEAR, il piano energetico ambiantale regionale approvato nel 2005, che prevede l'incentivo del risparmio energetico, delle fonti rinnovabili e della microgenerazione e produzioni diffusa di impianti di piccola e media taglia. Meno chiara la situazione quando si passa dalla dalle parole ai fatti. L'applicazione del piano, in questo primo quinquennio si è scontrata con lungaggini ed inefficienze amministrative, con il disinteresse della classe politica, con resistenze localistiche, e con la pressione degli interessi corporativi, restii a scelte innovative a votate al cambiamento.
A tutto questo si aggiunge la questione dell'AERCA, della Vallesina come il fulcro direzionale e produttivo delle Marche, che reclama da dieci anni opere di bonifica e compatibilità ambientale e non ulteriori impianti e infrastrutture inquinanti e non più sostenibili. Richieste tanto legittime quanto ancora pesantemente disattese…

Siamo quindi proprio in mezzo ad un guado, ed ad una serie di bracci di ferro per determinare le scelte strategiche del prossimo futuro. Scelte che influenzeranno pesantemente la nostra economia e la nostra qualità della vita. Scelte che costituiscono anche opportunità di uno sviluppo e di una crescita nuova. Scelte che meritano un dibattito approfondito e la partecipazione di tutti. Scelte che potranno rappresentare un nuovo slancio per l'economia e un punto di vista privilegiato per governare una riconversione produttiva necessaria, prima o poi. Perdere quest'occasione costituirebbe rassegnarsi al dispiegarsi senza argini della crisi. La prospettiva peggiore sarebbe quella di dividersi ancora una volta tra i fautori dell'ambientalismo ad ogni costo e quelli della difesa dell'interesse immediato ad ogni costo. Cambiare ora significa anche e soprattutto scongiurare nuove e prevedibili crisi sistemiche poi. Non vogliamo più ecomostri, tanto meno impianti dismessi che scaricano il peso del proprio smaltimento sul territorio. Nè le nuove centrali Api, tanto meno una nuova ex Montedison…Oggi è invece possibile percorrere la strada di una nuova occupazione e di diversi impianti produttivi, più compatibili col territorio e protagonisti di un nuovo sviluppo.

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Buy Marche Card: l'API si compra anche la verità

(clicca sull'immagine per ingrandirla)


Questa mattina, venerdì 19 febbraio una nutrita delegazione di una cinquantina di partecipanti dell'Assemblea Permanente NoCentraliAPI, ha organizzato una incursione informativa nel centro di Ancona per rendere pubblico e censurare l'iniziativa dell'Ordine dei Giornalisti delle Marche "Buy Marche Card".
Con volantini, megafoni ed uno striscione con scritto "Buy Marche Card:l'API si compra anche la verità", i manifestanti hanno animato il centro cittadino nelle ore mattutine.

Dai primi di febbraio l'Ordine dei Giornalisti marchigiano distribuisce ai propri iscritti e in collaborazione con l'API la Buy Marche Card, un tesserino che raffigura ben evidente il logo della Raffineria API,attraverso il quale i giornalisti marchigiani potranno fare acquisti a prezzi scontati in aziende che fanno parte del marchio “Marche d’eccellenza”. L'API non è tra queste, ma compare quale soggetto collaboratore dell'iniziativa che, a quanto pare, finanzia, con un ritorno di immagine e pubblicità.

(continua su nocentraliapi.noblogs.org)

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