Italia partner del genocidio. Intervista a Linda Maggiori

Sulle inchieste relative al traffico di armi – e materiale per esplosivi – fra Italia e Israele apparse su Altreconomia. A seguito di queste, l’autrice é stata oggetto di intimidazioni sioniste

É stata presentata la scorsa settimana l’ultima inchiesta realizzata dalla redazione di Altreconomia sul traffico di armi fra Italia e Israele. “Altro che Food for Gaza”, questo il titolo dell’approfondimento investigativo che rivela come, nonostante la sospensione delle nuove autorizzazioni, proseguano le esportazioni di materiale bellico destinate allo stato ebraico.

Secondo il Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), istituto di ricerca internazionale, l’Italia è il terzo supplier di Israele nei settore della difesa, dopo Stati Uniti e Germania. Oltre all’export la partnership si realizza anche nell’import, in ambito militare e tecnologico; ultimo esempio l’acquisto, approvato lo scorso giugno dal Parlamento, di aerei spia modello Gulfstream G550 prodotti da Elta Systems/Israel Aerospace Industries.

Sebbene queste tipologie di forniture siano di frequente coperte da segreto, il lavoro di inchiesta indipendente ha permesso di svelare come, anche dopo l’ottobre 2023, siano proseguiti i rapporti di collaborazione con l’entità sionista, al contrario di quanto affermato dal governo, come dimostrato a proposito del supporto tecnico operativo offerto da Leonardo Spa.

L’inchiesta di Altreconomia ha rivelato come l’Italia abbia sostituito la Spagna nell’esportazione di nitrato di ammonio, materiale dual use, ma precursore per esplosivi e armi nucleari: 140 tonnellate di materiale detonante solo nel 2024, superando anche gli Usa.

Dal blocco e relativo sequestro del 4 febbraio scorso di 14 tonnellate di forgiati in ferro al porto di Ravenna, si è scoperto anche il canale illecito di componenti per cannoni fatti passare ad uso civile attraverso una triangolazione di società per sottrarsi ai controlli di legge sull’export di armamenti (il carico risultava appartenere alla ditta Valforge, estranea al settore difesa, per conto delle aziende Stamperia Mazzetti e Riganti). In precedenza altri quattro carichi erano transitati presso le dogane di Milano e Bologna, destinati alla Israel Military System Ltd, principale fornitrice dell’Idf, alla quale il governo israeliano aveva appena commissionato nuovi carri armati.

– Approfondiamo i contenuti dell’inchiesta con Linda Maggiori, una delle autrici, che è stata oggetto, insieme ad altri attivisti solidali con la causa palestinese, di intimidazioni sioniste dopo le rivelazioni sulla società italo-israeliana specializzata in cybersicurezza Tekapp. A loro e a Linda tutta la nostra vicinanza e solidarietà.

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Intervista ai NoBase a Falconara

📌 Martedì 15 luglio, a Falconara si è tenuto l'incontro "𝙍𝙞𝙖𝙧𝙢𝙤 𝙚 𝙘𝙧𝙞𝙨𝙞 𝙚𝙘𝙤𝙘𝙡𝙞𝙢𝙖𝙩𝙞𝙘𝙖: 𝙛𝙖𝙘𝙘𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙧𝙚𝙩𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙜𝙪𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙚 𝙣𝙤𝙘𝙞𝙫𝙞𝙩𝙖̀" organizzato da #FermiamoildisastroAmbientale.

👉 I comitati di lotta falconaresi hanno incontrato il 𝗠𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗡𝗼 𝗕𝗮𝘀𝗲 – 𝗡𝗲́ 𝗮 𝗖𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗻𝗲́ 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼𝘃𝗲 per discutere insieme di come fermare, a partire dai nostri territori, l'economia di guerra e del genocidio.

Svelare la relazione intrinseca tra guerra, profitti di guerra ed economia fossile.

Diventare disertori, fin da subito, di ogni propaganda bellicista e militarista che sta invadendo le nostre città e le nostre vite.

Opporsi fermamente al sacrificio di interi territori in nome del profitto, della "sicurezza strategica" e della guerra.

👆Ascolta l'intervista con gli e le attiviste del Movimento NO BASE

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#fermiamoildisastroambientale incontra i NoBase di Coltano

Martedì 15 luglio in Galleria a Falconara Marittima #fermiamoildisastroambientale ospite gli attivisti del movimento toscano No Base, né a Coltano né altrove, nella cornice di un loro tour estivo promosso dalla Campagna Per il clima Fuori dal fossile, per incontrare vecchi e nuovi territori in lotta e fare rete contro guerra e nocività.
I No Base, nati nel 2022 in opposizione al progetto di costruzione di una nuova base militare (che occuperebbe 73 ettari di cui 40 cementificati per un costo di 190 milioni di euro sottratti al Fondo Coesione e Sviluppo 2021-2027) all’interno del Parco di San Rossore, vicino Pisa, in un’area già altamente militarizzata (stritolata tra Camp Darby, aereoporto militare di Pisa, porto militare di Livorno, caserme della Folgore a Pisa e Livorno) presenteranno il loro nuovo opuscolo “Insieme possiamo fermarla” e si parlerà delle prossime mobilitazioni di settembre.



Il presidio permanente di Coltano unisce le istanze antimilitariste e contro la guerra a quelle ecologiste e che si oppongono alla devastazione dei territori.
Un incontro che ci riporta all’attualità stringente dei legami inestricabili tra vertenze solo apparentemente diverse.
Infatti ancora una volta, nel 2024, le emissioni di Co2 da combustibili fossili hanno toccato un nuovo record  (37 miliardi di tonnellate), e proprio il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, con una temperatura media globale superiore di 1,6 gradi rispetto ai livelli preindustriali superando per la prima volta il limite di 1,5 gradi previsto dagli accordi della Cop di Parigi.
Dietro ogni guerra c’è un giacimento fossile. Le guerre distruggono le vite delle persone ed inquinano i territori, rendendoli spesso invivibili per generazioni; desertificano intere aree, costringono sterminate masse di persone a migrazioni bibliche; comportano l’avvelenamento delle acque, dell’aria, del suolo.
La guerra rischia di diventare sempre più il nostro orizzonte permanente: i diktat dei Paesi Nato sull’aumento al 5% del Pil nazionale per spese militari, oltre e fuori da ogni vincolo di bilancio, rappresenta solo l’ennesimo episodio di una crescita esponenziale e decennale dell’establishment tecnologico militare industriale, che ridisegna le regole economiche, politicoistituzionali, culturali, e delle relazioni internazionali, per il prossimi futuro.
La guerra è il più grande fenomeno climalterante che spazza via ogni proposito di conversione ecologica e transizione energetica, il più grande alleato del negazionismo climatico.
La guerra non combatte un esercito avversario, distrugge l’ecosistema del nemico, pratica genocidio e biocidio.
La guerra compete negli equilibri multipolari internazionali sostenendo l’accaparramento delle risorse, petrolio, gas, acqua, terre rare, nel Medioriente come in Russia, dall’Amica Latina al continente africano.
La guerra è tale anche quando si chiama pace e combatte con le armi finanziarie dei dazi o del debito.

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Brachetti Peretti sta vendendo la IP e il Gruppo Api. Quale futuro per questo territorio?

Nella partecipatissima assemblea generale di #fermiamoildisastroambientale di ieri sera, venerdì 30 maggio,oltre a condividere le prossime mobilitazioni che metteremo in campo da giugno e nei prossimi mesi estivi, si è dibattuto di un tema assolutamente nuovo, già pubblico da alcuni mesi, mai smentito dai diretti interessati, certamente conosciuto dalle parti in causa, eppure ancora mai affrontato da nessuno.

Nel silenzio generale avvertiamo l'esigenza di prendere parola, di aprire il dibattito, di lanciare il sasso senza nascondere la mano, nella consapevolezza che il nostro agire da sempre si orienti verso la difesa di questo territorio dalle innumerevoli criticità del presente e la ricerca di spiragli di un futuro differente.

Dallo scorso marzo le principali testate giornalistiche nazionali specializzate in economia e finanza, da IlSole 24 ore a Milano e Finanza e non solo, hanno annunciato come sia in corso una trattativa di vendita, tecnicamente “due diligence”, dell'intero asset di IP-Italiana Petroli spa (Gruppo API), detenuto dalla famiglia Brachetti Peretti, attraverso API Holding.

Si tratta di un processo esplorativo finalizzato a sondare potenziali investitori o di una vendita tout court?

I possibili compratori interessati sono 3 grandi player finanziari del settore energetico a livello globale.

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