Le radici e le ali, sabato 18 aprile al Museo della Resistenza, verso il FalkatrazFestival

Il secondo appuntamento di “Verso il FalkatrazFestival’26”, tra passato e presente, forti delle nostre radici, fermi nelle contraddizioni di oggi.
Sabato 18 aprile dalle 17.30 presso Palazzo Bianchi in Piazza del Municipio 1
Visita guidata al Museo della Resistenza insieme a Giacomo Forni e con Roberto Lucioli e Simone Massacesi Autori di “Chiedilo alla libertà. Storia delle bande partigiane nelle marche” ed Affinità elettive 2025

La riedizone di un appuntamento che ci riporta al senso più profondo della nascita dell’esperienza del nostro Festival di cultura popolare alternativa e antifascista, nato dall’incontro nel 2008 tra le nuove generazioni di resistenti dei centrisociali e i vecchi partigiani come Gianfranco Pistola, Wilfredo Caimmi e altri…


Il Museo è stato inaugurato il 19 luglio 2002 in occasione del cinquantottesimo anniversario della “battaglia di Ancona” e della liberazione di Falconara. È il primo museo in Italia che possiede ed espone quasi integralmente l’arsenale e gli equipaggiamenti di una formazione partigiana dell’Appennino marchigiano, oltre ad essere arricchito da immagini fotografiche della Liberazione e da documenti originali dell’epoca.
Si tratta delle armi scoperte nel 1990 in un sottoscala dell’abitazione di Wilfredo, partigiano delle Brigate Garibaldi, scampato all’eccidio nazifascista di Monte sant’Angelo di Arcevia, combattente del Gruppo Cremona, insignito della Medaglia d’argento al valor militare ed esordiente scrittore all’età di 70 anni, con “Ottavo chilometro” ed altri romanzi e raccolte di racconti sulla resistenza e il dopoguerra.
Quelle armi della sua brigata partigiana, che egli non aveva mai consegnato, e tantomeno più utilizzato, custodendole in segreto per decenni, erano divenute per lui un legame inseparabile con i ricordi dei compagni caduti, degli entusiasmi e delle speranze della giovinezza, e ora questa storia privata e personale sono patrimonio collettivo della nostra comunità.

“Quelle armi, innocue, sono i migliori simboli di pace, cariche come sono di sentimenti veri, di valori che non si possono dimenticare, di storia costruita pezzo per pezzo da uomini e donne che, in cambio, hanno voluto solo restare ciò che sono”

Ma quell’arsenale fu anche il corpo del reato della vicenda giudiziaria che lo coinvolse, che gli fece conoscere il carcere, l’espulsione dall’Anpi, i vili attacchi dell’allora nascente propaganda revisionista, che dietro i propositi di pacificazione nazionale, nascondeva nemmeno troppo velatamente i tentativi di riabilitazione di vecchi e nuovi fascismi e la delegittimazione della memoria della Resistenza.
Anche per questo siamo felici di ospitare Simone Massacesi e Roberto Lucioli, Autori di una recente, necessaria e puntuale ricerca sulle bande partigiane delle Marche, che rievoca una ricca quanto poco conosciuta storiografia regionale: “La pubblicistica di destra, che ormai controlla gran parte dei mass media, e l’attuale mainstream governativo non fanno mistero delle proprie radici ideologiche…Nell’arena dell’uso pubblico della storia, si è poi superato abbondantemente la sciatteria con l’uso a dir poco discutibile delle fonti e delle testimonianze al limite della manipolazione, semplificazioni brutali e azzeramento dei contesti, un racconto falsato della realtà”.

Un’iniziativa che vuole riflettere sulla storia di una Resistenza tradita ma ancora viva, oggetto di continua divisione e soggetto di inesauribile conflitto costituente; un filo rosso che mai si interrompe, che ci lega e che ci passiamo di volta in volta perché ci sia di insegnamento, per orientarci nel presente, che l’antifascismo è sempre una pratica quotidiana.

Ora è solo come la pioggia, come pioggia nelle strade
Con le radici, con le sue ali, come un re di spade
Solo come un sospiro, un orizzonte perso di vista
È solo come un gigante, è solo un vecchio comunista
Passerà
Come acqua lungo il fiume, come passa questo vento, come passi soli nel tempo

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