Da sotto un ponte a sotto le stelle. Storie di precarietà e delirio securitario a Falconara

Report aggiornato con audio,video foto e articoli, ad un mese e mezzo dallo sgombero-demolizione 

Non perde colpi l’amministrazione Brandoni per restare in linea con la peggiore cultura politica razzista e autoritaria di matrice governativa cui vorrebbero farci abituare.

Sotto l’immancabile marchio di fabbrica del giustizialismo securitario, parolina magica che tutto permette, anche la peggiore delle follie e delle derive giuridiche, il 24 novembre scorso è stato sgomberato manu militari e demolito un prefabbricato, in zona stadio di Falconara Marittima, abitato da una giovane famiglia composta da un falconarese, una ragazza rom (è oggi una colpa?) e i loro due bambini, di cui un neonato .

Una città che vuole ancora dirsi civile risponderà a questa mediocre provocazione.

Innanzitutto non lasciando sola questa famiglia.

E combattendo insieme questa battaglia in cui sono in gioco i diritti di tutti che l’amministrazione, in nome di un sempre più distorto e strumentale concetto di sicurezza, ha inteso ingaggiare per dividere e disgregare il tessuto sociale cittadino. Dividerci e metterci l’un contro l’altro per meglio governare la precarietà, la miseria, la crisi, che continuamente riproducono, e di cui sono responsabili.

Innanzitutto per riparare materialmente a quanto arrecato a questa famiglia, richiediamo, invece dei bei, o brutti discorsi, in consiglio comunale che poco ci interessano, che l’amministrazione risponda in modo celere e preciso alla richiesta, più che legittima, di assegnazione di un alloggio di emergenza, come da domanda già presentata dagli interessati in data 1 dicembre 2009. 

 

Il messaggio è chiaro: tutto ciò che ha a che vedere con i rom va letteralmente spazzato via, demolito. in attesa dei locali pogrom…

Un secondo messaggio più subdolo e mediato, ma anche più pericoloso è il seguente. Questo è il nostro nuovo welfare, e per il futuro anche il vostro: i servizi sociali sono al massimo uno strumento di controllo e disciplina. Chi va a vivere sotto un ponte è un privilegiato che non rispetta le regole del decoro e della civile convivenza, un soggetto che delinque o che comunque costituisce un problema di sicurezza. Chi vive una condizione di precarietà e di disagio, è di per sè un problema, un inutile fardello per l’amministrazione pubblica che ha altri e più impellenti problemi da risolvere, che non quelli della vita delle persone normali.

Poi i soldi non ci sono, figurati se quel poco di risorse pubbliche le spendiamo per dei rom, anche se precari come molti altri di questi tempi; meglio a questo punto spenderle per organizzare uno sgombero con i fiocchi, con tanto di ruspe, mezzi massicci, operai comuali e del Cam, vigili, carabinieri, nani ballerine e televisioni…I soldi pubblici non ci sono mai per te, probabilmete sì se contro di te.

Se alla fine si ha la sfiga di venire incasellato in una categoria ritenuta deviante o vittima dei pregiudizi sociali e politici oggi tanto in voga, sono semplicemente cazzi tuoi.

E te le devi risolvere altrove.

Ne va del decoro di una città, del suo standard di civiltà , del rispetto della legalità, parola feticcio che si è ormai totalmente separata e alienata dal suo originario significato. Infatti è detenuta e sbandierata da quanti la legge, costituzione in primis, la fanno, la disfano, la svendono e la calpestano.

Una logica obiettivamente perversa quella che si vuole conculcare: per riparare ad una situazione di disagio e precarietà, se ne crea una peggiore e più insostenibile. E poi ognuno se la cavi come crede, nel privato della propria solitudine, nel disimpegno di qualsiasi obbligo di intervento pubblico che non sia la mera repressione. Per questi professionisti del decoro sarebbe meglio vivere sotto le stelle che sotto un ponte. Ci vadano loro a gennaio, con due bambini…

Terzo messaggio: noi, i fautori della libertà e della sicurezza, del PDL, di questa violenza ne andiamo fieri. Infatti eseguiamo gli sgomberi senza nemmeno comunicarli preventivamente ai diretti interessati; ma quando arrivano le ruspe mandiamo anche le televisioni, perchè tutti sappiano la nostra verità.

E quando arriva Natale, festeggiamo pure i nostri trionfi sulla vostra pelle. (foto del manifesto 1 2)

Perchè il rispetto della legge, di quella nostra, è un obbligo da esigere con la forza, mentre il rispetto della dignità delle persone, specie se precarie, disagiate e sfigate, resta pur sempre un optional, a nostro insindacabile giudizio.

Anche la vita delle persone è merce, merce politica, che frutta consensi: così anche le foto di uno sgombero, e gli effetti personali di una famiglia, possono diventare una cartolina a caratteri cubitali da esporre per le strade, con scritto "benvenuti nella falconara del futuro".

Poco importa, nell’istante della comunicazione di massa, se le foto usate sono capziose se non ingannevoli, come del resto anche i contenuti del messaggio potrebbero facilmente (abusivismi, allacci illegali, danneggiamenti, scarichi a cielo aperto…) essere smentiti e sbugiardati.

E se qualcuno pensa che stavolta si sia esagerato, o fatto una gaffe, o seguito avventatamente i semplicismi di qualche ex missino che per partito preso fa la guerra ai rom, o ai mezzi rom (categoria peggiore perchè sintomo di promiscuità e inaccettabile corruzione della nostra falconaresità…), noi gli diciamo pure che invece no: siamo proprio tutti d’accordo, questa è la nostra politica di oggi e del futuro. Questo è solo l’inizio (leggi le dichiarazioni del Sindaco 1 2).

E mentre dopo quasi due mesi l’eco di questa vicenda deve ancora meritarsi un dibattito nella sede legittima della democrazia locale (leggi l’interpellanza dell’opposizone), il prestigioso consiglio comunale (leggi articolo), troppo affaccendato con i loro bilanci impossibili da far quadrare e le speculazioni edilizie e urbanistiche, il caso diventa intanto polemica cittadina, di cui tutti parlano.

A sentir dire il Sindaco, come spesso succede quando si parla di sicurezza cpt immigrazione o centrali api, qualcuno addirittura lo ferma per strada per complimentarsi con lui. E’ vero, tra tutte le sfighe cittadine, annoveriamo anche la presenza, insignificante, di qualche neonazista.

In realtà pare che la vicenda che ha riguardato la famiglia Caimmi, a tutt’oggi, ufficialmente passata dalla vita sotto un ponte a quella sotto le stelle, interessi invece la città e i falconaresi: molte interviste sui giornali locali che scomodano la giunta in repliche e precisazioni, la partecipazione a dibattiti ed incontri per raccontare direttamente la propria storia, la solidarietà del tessuto associativo cittadino, della comunità religiosa locale, delle forze non allineate, e addirittura dell’opposizione. Ma soprattutto il dubbio di tante persone normali, che forse le cose così non vanno, soprattutto a Natale.

Interventi audio al dibattito "Le frontiere della democrazia" del 5 dicembre (introduzione; intervento Caimmi);

Solidarietà da parte dei parroci falconaresi; solidarietà da parte delle associazioni cittadine;

Chissà che sul tema del rispetto della legge, che di norma dovrebbe valere anche per chi sgombera e umilia, qualcuno non vada a fare qualche sonora figura di merda…

Al di là del sarcasmo di cui sopra, solo una cosa condividiamo col Sindaco e col suo manifesto: di certo si tratta di una questione di civiltà. Il decoro invece glielo lasciamo. Perchè ne avranno parecchio bisogno per rimediare a questa vergogna di cui sono inequivocabilmente i responsabili.

Una città che vuole ancora dirsi civile risponderà a questa mediocre provocazione.

Innanzitutto non lasciando sola questa famiglia.

E combattendo insieme questa battaglia in cui sono in gioco i diritti di tutti che l’amministrazione, in nome di un sempre più distorto e strumentale concetto di sicurezza, ha inteso ingaggiare per dividere e disgregare il tessuto sociale cittadino. Dividerci e metterci l’un contro l’altro per meglio governare la precarietà, la miseria, la crisi, che continuamente riproducono, e di cui sono responsabili.

Innanzitutto per riparare materialmente a quanto arrecato a questa famiglia, richiediamo, invece dei bei, o brutti discorsi, in consiglio comunale che poco ci interessano, che l’amministrazione risponda in modo celere e preciso alla richiesta, più che legittima, di assegnazione di un alloggio di emergenza, come da domanda già presentata dagli interessati in data 1 dicembre 2009.

 

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