DIRITTO DI ASILO NEGATO. Giovedì 2 Aprile, ore 18.00 Sala ANPI, Ancona

Diritto di Asilo negato: migranti e richiedenti asilo tra Ancona e Patrasso
Assemblea/dibattito con l’associazione Kinisi di Patrasso e il Cir Ancona promossa dall’Ambasciata dei Diritti
 
Un incontro tanto importante quanto necessario.
La situazione al porto di Ancona sta assumendo tratti di complessità e tragicità che vanno compresi e mutati.
La drammatica morte del ragazzo iracheno di domenica 29 marzo 2009 è l’ennesima storia di fuga da paesi in guerra verso la Grecia.
Una storia che purtroppo accomuna tante persone, tanti minori e tanti bambini che vedono nella traversata verso l’Italia l’unica possibilità per scappare da una vita di violenze, paura e morte.
Per i migranti più “fortunati” c’è il respingimento verso la Grecia (vedi qui e qui), dove ogni giorno si susseguono violazioni e soprusi subiti dai rifugiati afghani, curdi, sudanesi ed eritrei, dal momento della fuga dal loro paese fino al loro incontro con la polizia italiana.
Per creare un punto di incontro tra tutti quelli che ancora si indignano difronte a tali storie abbiamo pensato di cominciare a conoscere la situazione del campo profughi di Patrasso con i racconti dell’Associazione greca “Kinisi”, con il Consiglio Italiano per i rifugiati e con chi lavora con i migranti minorenni che sono riusciti ad arrivare in Italia.
Non mancare!
 
GIOVEDì 2 APRILE, ore 18:00
Sala ANPI, via Palestro 6, ANCONA.

Diritto di Asilo negato:
migranti e richiedenti asilo tra Ancona e Patrasso
–  Assemblea/dibattito

Interventi:
–  Ambasciata dei Diritti – (Introduzione)
–  Associazione Kinisi – (La situazione dei rifugiati a Patrasso)
–  Cir Ancona – (L’esperienza alla frontiera di Ancona)
–  I racconti dei migranti

 
 
AMBASCIATA DEI DIRITTI – MARCHE
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Una risposta a DIRITTO DI ASILO NEGATO. Giovedì 2 Aprile, ore 18.00 Sala ANPI, Ancona

  1. amb marche scrive:

    Come Ambasciata dei Diritti Marche riteniamo che questo incontro pubblico sia tanto importante quanto necessario. La situazione al porto sta assumendo tratti di complessità e tragicità che a nostro avviso vanno compresi ed – è arrivato il momento – mutati.

    Nonostante le ultime restrizioni in tema di asilo previste dal pacchetto sicurezza, le autorità hanno il dovere di tutelare uno dei diritti la cui tutela rispecchia maggiormente il grado di democrazia e civiltà giuridica di un paese. Dovere di informare delle possibilità di richiesta di asilo, dovere di mettere in contatto con le organizzazioni di competenza coloro che fanno richiesta. Ma ciò non avviene, la zona portuale è soggetta ad un diritto di polizia che disciplina l’unica regola ammissibile, il respingimento.

    Proprio domenica scorsa un ragazzo di vent’anni, iracheno, con in tasca la fotocopia di una richiesta di asilo politico presentata al governo greco, e' morto poco dopo lo sbarco da una motonave nel porto di Ancona. Si era attaccato all'asse di trasmissione di un tir bulgaro: forse l'autista lo ha travolto e ucciso rimettendo in moto il tir dopo una breve sosta nel porto turistico del Mandracchio; o forse il ragazzo era gia' morto e il corpo e' scivolato a terra ed e' stato schiacciato dalle ruote. Il tir era sbarcato nel pomeriggio dalla motonave 'Olympic Champion' della Anek Lines, proveniente da Patrasso.
    Naturalmente, ogni agenzia di stampa non ha perso tempo nell’accusare la stessa vittima di essere irregolare, infatti i titoli recitavano tutti l’ormai nota formula “di immigrato clandestino”. Eppure è morto, dopo aver tentato di chiedere velleitariamente asilo in Grecia, dopo aver tentato l’approdo in Italia: in questo caso non hanno avuto neppure l’incombenza di respingerlo, come è accaduto invece al suo compagno di viaggio di origine algerina, immediatamente espulso – ha tenuto a precisare la stampa. Allo stesso modo, è recente la notizia apparsa ieri sul Corriere della Sera per cui Ebrahim, un ragazzo di 16 anni proveniente dall’ Afghanistan, si è nascosto per più di 24 ore sotto uno dei pullman che riportavano a Torino degli studenti della sua stessa età dopo una gita ad Atene; una notte di viaggio nella stiva della nave fino ad Ancona e poi 530 km di autostrada, appeso ad una traversina , per sfuggire a violenze e povertà. Ci chiediamo perché non si è fermato al porto per chiedere assistenza, forse perché sapeva già in quale destino avrebbe potuto imbattersi, un destino ormai consueto a chi viene dall’Afghanistan o dall’Irak nei porti di Ancona, Venezia o Bari, l’affidamento al capitano della nave e il ritorno in Grecia.

    Ma non è finita qui, perché proprio qualche giorno fa, precisamente il 31 marzo, un articolo di Gian Antonio Stella è comparso sempre sul Corriere della Sera. Alidad Rahimi, 12 anni, bambino afghano, è stato respinto al porto d’Ancona dalla Polizia di Frontiera nonostante avesse comunicato all’ Autorità la sua posizione di minore, figlio di un afgano ucciso dai talebani. Per tre anni Alidad (allora aveva 9 anni), sua madre e suoi fratelli sono fuggiti dall’Afghanistan per l’Iran fino ad arrivare al valico anconetano. Lì, è stato reimbarcato. Il prefetto, la questura e lo stesso ministro Maroni hanno replicato all’articolo del Corriere accusandolo di essere privo di fondamenti. In poche parole, dato che chi controlla il controllore è lo stesso controllore, è come se non fosse successo niente.
    Sui minori, l'articolo 19 del Decreto legislativo 28 gennaio 2008, che neppure la destra al governo ha toccato (anche per rispettare la convenzione di New York sui diritti del fanciullo) è netto. Punto principale: «Al minore non accompagnato che ha espresso la volontà di chiedere la protezione internazionale è fornita la necessaria assistenza per la presentazione della domanda.
    Questo per dire che i dispositivi di esclusione e controllo dell’immigrazione clandestina, in Italia come altrove, rendono impossibili le rotte nell’Adriatico e nell’intero Mediterraneo, causando le morti – come quella di domenica- di ragazzi che fuggono da terre di conflitto per cercare protezione internazionale.
    Le fughe non si arresteranno mai fino a quando ci saranno conflitti e povertà. L’unico elemento variabile saranno i controlli alle frontiere che muteranno in termini di pericolosità le stesse fughe, a danno dei diritti di minori e ragazzi che se rimangono nella loro terra rischiano di finire arruolati o tra le file dei talebani o nelle mani dell’esercito di Karzai, e questo sempre attraverso la violenza.

    Purtroppo, risalendo la penisola di casi come questi ne possiamo riscontrare molteplici, giovedì 26 marzo infatti, il corpo senza vita di un uomo tra i 30 ed i 35 anni di origine asiatica è stato trovato in un rimorchio che trasportava balle di carta per il macero giunto con un traghetto da Corinto.
    Per non parlare poi di quello che avviene a sud di Lampedusa, proprio Fortress Europe, l’osservatorio sulle vittime dell’immigrazione clandestina, stima che dal 1988 al 1 marzo 2009, 13510 persone (di cui 5234 dispersi) siano morte nel tentativo di entrare illegalmente nel vecchio continente. Nel canale di Sicilia – tra Libia, Egitto, Tunisia e Italia- le vittime sono 3230 (di cui 2135 dispersi). Altre 125 persone sono morte nella rotta Algeria – Sardegna. Secondo lo stesso osservatorio, si evidenzia che in numeri di morti asfissiati nei Tir sbarcati da Bari, Ancona e Venezia, sono impressionanti. A pochi giorni fa risale l’ultima catastrofe umanitaria, circa 300 migranti hanno perso la vita nella rotta per Lampedusa.

    Nei porti italiani sono presenti gli operatori del Consiglio italiano per i rifugiati, accreditati dal Ministero degli Interni per il lavoro di assistenza legale in frontiera. Il più delle volte, quando la polizia di frontiera o la finanza fermano i rifugiati, li reimbarcano senza contattare gli sportelli Cir. Nel 2007, dal porto di Bari e dalle zone limitrofe, sono stati espulse 887 persone dalla Guardia di Finanza, di cui 150 irakeni solo il 9 aprile dello stesso anno. Nel 2006 le riammissioni in Grecia da Bari furono 850, tra cui quelle di 300 iracheni e 170 afgani. Nel mese di agosto 2007, i riammessi a Patrasso e Igoumenitsa, in Grecia, erano stati, secondo i lanci delle agenzie di stampa, almeno 362, di cui 190 da Bari, 153 da Ancona, 17 da Brindisi e due da Venezia (Ansa /greca Adnkronos).

    L’appello mondiale di Amnesty International ricorda al presidente del Consiglio Berlusconi e al ministro dell’Interno Maroni che ‘il diritto internazionale sui diritti umani e sui rifugiati obbliga l’Italia a permettere a ogni migrante di chiedere asilo attraverso procedure imparziali e soddisfacenti e a garantire protezione contro il rimpatrio in un paese in cui si troverebbe a rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani’.

    Le statistiche preliminari dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per il 2008 evidenziano una crescita, per il secondo anno consecutivo, del numero di richieste di asilo nei paesi industrializzati. L’incremento può essere in parte attribuito all’alto numero di richieste di asilo presentate da cittadini afghani, somali o provenienti da altre aree di conflitto. Sebbene il numero di richiedenti asilo iracheni sia calato del 10% nel 2008, essi rappresentano ancora la nazionalità più ricorrente fra le richieste di asilo nel mondo industrializzato.
    Nel 2008 sono state presentate 383.000 nuove domande di asilo in 51 paesi industrializzati, un incremento del 12% rispetto al 2007, quando le domande erano state 341.000. Per la seconda volta consecutiva dal 2006, anno durante il quale è stato registrato il nucleo più basso di domande in 20 anni (307.000), assistiamo ad una crescita annuale delle domande di asilo.
    Insieme all’incremento del numero totale di domande di asilo negli ultimi due anni è anche aumentato il numero dei paesi presso i quali queste domande sono state presentate. Nel 2004, ad esempio, gli iracheni avevano fatto richiesta di asilo solo in sette paesi industrializzati (esclusi i paesi che hanno ricevuto meno di 500 domande), mentre nel 2008 hanno presentato domanda di asilo in 14 paesi.
    Se ne deduce che coloro che cercano protezione internazionale lo fanno in un numero di paesi più ampio, e questo potrebbe essere anche il risultato di politiche più restrittive nei paesi di asilo tradizionali. Un esempio a tal proposito è quello della Svezia, dove l’adozione di politiche sull’asilo più restrittive ha causato un calo del 67% delle domande di asilo degli iracheni fra il 2007 e il 2008. Nello stesso periodo, in base ai dati più recenti, il numero di richiedenti asilo nella vicina Norvegia è praticamente triplicato e quadruplicato in Finlandia.
    Il rapporto è scaricabile dal sito: http://www.unhcr.org/statistics.

    Oggi proveremo a dimostrare questa situazione allarmante, che vede un trattamento indifferenziato dei migranti siano essi richiedenti asilo o per lavoro. Questa confusione dei flussi misti si ripercuote nei diritti degli stessi migranti che invece potrebbero essere tutelati per le situazioni giuridiche soggettive che gli appartengono. Per meglio soddisfare i loro bisogni.
    Trattando tutti alla stregua di “clandestini”, le autorità nei valichi di frontiera non si curano di verificare se la persona è in quella situazione di irregolarità perché sta fuggendo da guerre o altro tipo di persecuzioni.
    E in questo modo inaspriscono la persecuzione nei loro confronti, in deroga all’obbligo internazionale di non refoulement e in barba ad uno dei diritti fondamentali dell’essere umano, il diritto all’accoglienza, all’asilo.

    Abbiamo invitato Mariani Papanikolaou membra dell’ Associazione greca che assiste i migranti nella baraccopoli di Patrasso “Kinisi”, un operatore (nome) del Consiglio Italiano per i rifugiati, l’ufficio che si colloca come struttura di frontiera e si occupa di accogliere, assistere e dare consulenza socio-legale a richiedenti asilo e rifugiati, un’educatrice (nome) di una Comunità per minori rifugiati di Osimo, l’avvocato Paolo Cognini dell’Ambasciata dei Diritti delle Marche esperto in diritto dell’immigrazione, un ragazzo Afgano a cui è stata riconosciuta la protezione umanitaria e per concludere, a fine dibattito, proietteremo un estratto del documentario prodotto e realizzato dalla rete veneta “tuttiidirittiumanipertutti”.

    Come tutti ormai sappiamo, la Grecia è uno degli stati dell’ area Shengen che seppur firmatari della Convenzione di Ginevra, non rispettano tale accordo internazionale.
    L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati consiglia ufficialmente «i governi dei Paesi che hanno sottoscritto il Regolamento di Dublino di non rinviare i richiedenti asilo in Grecia» perché lì «nell’assegnazione dello status di rifugiato non sono garantite al momento le più basilari tutele procedurali». I numeri, accusa il Consiglio Italiano per i Rifugiati, dicono tutto: «La percentuale di riconoscimenti dello status di rifugiato in Grecia è prossima allo zero: nel 2007 è stata dello 0,4%, nel 2006 dello 0,5…».
    Immaginatevi solo lo scenario prospettabile nel futuro dopo l’inserimento di Falconara Marittima tra le località idonee alla costruzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione, che per legge sostituisce i Centri di Identificazione e quindi sarebbe uno dei possibili luoghi di concentramento per migranti e richiedenti Asilo. Insieme alle pratiche arbitrarie e illegali che avvengono alla frontiera, la Provincia di Ancona e le Marche tutte vedrebbero interessarsi nei loro territori costanti dispositivi di controllo sociale e repressione rispetto ai movimenti migratori e ai richiedenti asilo.
    I nostri territori, come ribadito più volte in queste ultime settimane, non sono disponibili a divenire complici di palesi violazioni dei diritti umani da parte delle Autorità di frontiera. Né oggi, né mai!

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