17APRILE AL CENTRO PERGOLI…Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo

 

 

17/4/2008
Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo

Giovedì 17 aprile – ore 21.30
Centro Pergoli P.zza Mazzini – Falconara

Presentazione del libro
“Mamadou va a morire.
La strage dei clandestini
nel Mediterraneo”

di Gabriele Del Grande

– Sarà presente l'Autore.

Duemila copie vendute in pochi mesi. Un grande reportage racconta le vittime dell’immigrazione clandestina, l’invasione che non c’è e i nuovi gendarmi di un cimitero chiamato Mediterraneo. Mamadou va a morire è il racconto coraggioso di un giornalista che ha seguito per tre mesi le rotte dei giovani harragas lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa. Il suo è anche un grido d’allarme su una tragedia negata, che chiama in causa l’Europa, i governi africani e le società civili delle due sponde del Mare di Mezzo.

Per info sul libro:
www.fortresseurope.blogspot.com

Reading libero di parti del testo a cura
di Novella Palandrani.

Cenni generali e attuali sul controllo e
la repressione dei movimenti migratori
in Italia e nell’“Fortezza Europa”
(Ambasciata dei Diritti – Falconara)

Venerdì 18 aprile all'Ambasciata dei Diritti alle ex Scuole Lorenzini di Villanova:

presentazione del primo corso gratuito di lingua italiana per migranti

Per info:
Ambasciata dei Diritti – Falconara
tel 333/4961077 / 328/8959136
email 25ohm@autistici.org

21.30
Centro Pergoli – P.zza Mazzini
Falconara

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Una risposta a 17APRILE AL CENTRO PERGOLI…Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo

  1. amb scrive:

    Sul controllo dei movimenti migratori (in occasione della presentazione del libro “Mamadou va a morire”).

    La globalizzazione e le guerre a questa annessa hanno sempre generato spostamenti prima che di capitali, di persone. Persone che scappano da conflitti bellici, persone che fuggono poiché perseguitate, persone che cercano lavoro e che aspirano al Nord del mondo osservabile solo attraverso internet ( in un cybercafè) o dai racconti di chi ce la fatta, ha “bruciato” la frontiera ed ora ha raggiunto finalmente la dignità.
    Il fenomeno dei movimenti migratori, che richiede particolare conoscenza e assoluto rispetto per i diritti umani, ha inciso particolarmente nella vita della popolazione italiana soprattutto negli ultimi anni, è stato pompato esponenzialmente dalle televisioni e dai giornali fino a diventare l’elemento svolta della campagna elettorale conclusa o in via di conclusione. Tuttavia proprio l’ignoranza e la totale non curanza dei diritti umani sono state le modalità con cui il fenomeno stesso è stato fin’ora trattato.

    Viviamo all’interno di un sistema di irrigidimento delle frontiere che porta all’ espulsione o alla detenzione della maggior parte delle persone prive di permesso di soggiorno.
    Queste sono vulnerabili, lo stato prevede per la loro esistenza la detenzione, l’espulsione immediata e addirittura, nel peggiore dei casi ma come più spesso avviene, una vita confinata nella sua costante mobilità per poi fare ritorno nella terra dalla quale sono fuggiti principalmente per motivi economici, politici o religiosi e dalla quale ripartiranno sicuramente.
    Questa precaria condizione di vita porta i migranti ad essere l’oggetto dei più disparati ricatti, soprattutto del lavoro in nero, della criminalità organizzata e dello sfruttamento sessuale.
    Questo trattamento ha nettamente trasformato la condizione di vita del migrante, condizione frutto di percorsi confinati all’interno dei quali il migrante vive, si muove, costantemente confinato.
    Questo “status” può essere facilmente immaginato come un campo di forza che è la risultante di un cortocircuito tra il desiderio di vivere bene, con dignità e serenità e le forze confinanti, gli stati o i loro delegati.
    Ci troviamo quindi, secondo un’acuta osservazione di Alessandra Sciurba (ricercatrice presso l’Università di Palermo), di fronte ad una “mobilità confinata” che in parte è libera ed in parte è imposta. I percorsi dei migranti sono l’effetto di questo campo di forza.

    Essendo la maggior parte degli stati contemporanei, nella logica dell’Unione Europea, ispirati a una visione ultraliberista dell’economia e del Governo, ogni legislazione è coordinata con le altre e, assieme, queste dettano ogni regola sulla circolazione delle persone. Circolazione che diventa oggetto di un vero e proprio business, legale o illegale. Circolazione che si trova innanzi non più confini convenzionali, puntiformi, visibili, ma anzi, gli stessi confini dei vecchi stati diventano labili, mobili ed invisibili a tal punto che parte della sovranità di uno stato viene esternalizzata e attualmente gestita da altri stati: tre sono i centri di detenzione che l’Italia ha costruito in terra libica esportando tipologie di trattamento che sono ormai d’uso frequente in Unione Europea.

    La gestione governativa dei flussi migratori rappresenta uno dei cardini sui quali si regge la linea politica ed economica di un Paese.
    Viene tutto visto in funzione di quanta occupazione serve in determinati territori.
    Oltre a ciò, quando si parla di immigrazione si fa sempre ricorso a termini macabri e molte volte volutamente astratti, come “paura”, “malattie”, “terrore”, “guerra o lotta alla clandestinità”, tutti concetti vaghi che non si riferiscono a qualcosa di preciso, determinato o determinabile, ma che all’opposto si adattano molto fluidamente a molteplici situazioni, diventando nella pratica “armi” di controllo e modalità di esercizio del potere.
    Strumento assai noto alla maggior parte degli stati contemporanei, che si trovano stranamente d’accordo ogni volta che si parla di gestione del terrorismo internazionale o della micro-criminalità. La strategia di ogni sistema governativo e mediatico sta proprio nel creare l’identità straniero-terrorista o straniero-criminale.
    La condizione in cui vivono i migranti presenti nel territorio italiano fa recedere il nostro stato ai primordi dei diritti umani, come se in Italia di diritti umani non se ne sia mai parlato, come se non fosse mai esistito il fascismo o il nazismo: espulsioni, centri di permanenza temporanea (e quindi luoghi di detenzione amministrativa come i lagher), criminalizzazioni ed emarginazione, suicidi, ronde notturne contro i clandestini, deportazioni di massa. L’Italia è un paese giovane rispetto agli altri paesi europei in tema di movimenti migratori, vedi la Francia, la Germania o la Spagna, tuttavia già risulta esperta nelle strategie di repressione e sfruttamento dell’ immigrazione clandestina.
    Il nuovo decreto flussi, quello del 2007, ha previsto un meccanismo telematico che secondo gli ideatori ha risolto il problema delle sterminate code agli uffici postali. Una burla come le altre, un altro modo per dire “abbiamo seguito delle linee politiche differenti rispetto al Governo passato”.
    La Corte dei Conti infatti, attraverso una “relazione relativa all’indagine sull’attività di gestione integrata dei flussi di immigrazione”, ha bocciato l’intera procedura ritenendola economicamente svantaggiosa e poco efficace.

    Le uniche prospettive di riforma della legge sull’immigrazione, che ora non valgono nulla, si presentavano microscopiche, ad esempio prevedevano il “superamento” dei centri di permanenza temporanea non la loro totale eliminazione dal territorio italiano, la conservazione del regime delle espulsioni e delle deportazioni “umane” e anche il sistema del decreto flussi.

    Nei periodi elettorali come quello che abbiamo vissuto, quando argomenti come questo diventano terreno fertile per accumulare voti, tutto ciò risulta ancora più evidente, enfatizzato, ma rivela una realtà che ci accompagna tutti i giorni.
    Immigrazione come emergenza, come problema di ordine pubblico e sicurezza, immigrazione che bisogna gestire e piegare alle necessità del paese, immigrazione che bisogna selezionare. Più di un partito dell’estrema destra propone di usare le armi contro le barche dei migranti che superano il limite delle acque territoriali. E i rappresentanti di questi partiti, serenamente, rilasciano simili dichiarazioni senza alcun timore di sembrare dei criminali o degli stupidi.
    Questo perché le retoriche politiche (e di conseguenza mediatiche), costruite in questi anni intorno a frontiere come quella di Lampedusa, hanno oscurato la verità del fatto che i famosi ’sbarchi’ portano nel nostro paese solo una percentuale infinitesimale dei migranti che lo abitano, e una parte minima (circa un sesto) delle persone in condizione irregolare intercettate dalle forze dell’ordine. E le stesse retoriche hanno trascinato nel dimenticatoio, al di là della semplice evidenza dell’assurdità di sparare addosso a gente inerme e innocente, l’esistenza di precise Convenzioni internazionali (per quanto sempre più inadeguate) che tutelano giuridicamente un’altissima percentuale di coloro i quali arrivano per mare.
    Stando ai dati dell’Acnur (alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati), infatti, quasi tutti i potenziali rifugiati politici sono costretti ad arrivare in questo modo.

    Sul tema dell’immigrazione nella città di Falconara vige una quasi assoluta unanimità, destra e sinistra, compresi Rifondazione e Verdi, seguono l’orientamento che si sta ormai consolidando a livello nazionale.
    Nei programmi che abbiamo avuto l’occasione di leggere, la maggior parte degli schieramenti fa cenno al binomio sicurezza-immigrazione, vedono tutti nella repressione dell’immigrazione clandestina e nel controllo di quella regolare la giusta soluzione al problema della criminalità.
    Più poteri al sindaco, aumento delle forze di polizia e italianizzazione di ogni soggettività migrante a scapito delle culture, dei modi di vita, dei gusti e dei desideri di chi è costretto a migrare dal proprio paese per motivi di lavoro, politici, religiosi o di altro genere.
    Secondo noi questa semplificazione del fenomeno migratorio è scellerata, emarginante e strumentale a rimbecillire e controllare l’intera cittadinanza, migrante e non.
    Questi argomenti sono particolarmente idonei a risolvere le ansie sicuritarie della cittadinanza, classici strumenti elettorali delle forze politiche.
    Secondo noi è giusto investire qualsiasi risorsa possibile verso l’integrazione e la reciproca contaminazione, verso l’aiuto che è necessario per un paese democratico “non alle prime armi” dare alla gente in difficoltà. Le nostre prime esperienze con la consulenza legale e con il corso gratuito d’italiano per stranieri dimostrano la necessità, le esigenze e le continue difficoltà che i migranti provano nel vivere in un paese diverso dal proprio.
    A livello internazionale l’Italia sta compiendo dei passi da gigante sul fronte della repressione e del controllo dei movimenti migratori, gli accordi sottobanco che non tutelano i diritti dello straniero e che mirano a creare uno stato d’eccezione permanente sono numerose. Si tratta di una linea continua di violazioni dei diritti della persona, sanzionata adesso anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (caso Saadi/Italia), che fa passare in secondo piano i modesti riconoscimenti che si sono ottenuti nella attuazione delle direttive comunitarie in materia di ricongiungimento familiare, di asilo e di protezione umanitaria.

    Questa sera è nostra intenzione portare una testimonianza diretta, un contatto con la realtà vera e con un lavoro che a nostro modesto parere, è umano nella sua eccezionalità. Lo scrittore-giornalista Gabriele del Grande ha seguito le rotte dei migranti per il Mediterraneo e ha scritto un libro edito da “Infinito Edizioni” dal titolo “Mamadou va a morire”, tradotto anche in tedesco, che è alla terza ristampa. Ora è il momento di ascoltare il suo viaggio, conoscere le sue storie, capire che la libertà di movimento va oltre ogni frontiera.

    Ambasciata dei Diritti-Falconara
    Centro Sociale Autogestito-Kontatto

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